back
 

send me an E-Mail
scrivi a
il mio Zarathustra

Indice

2013

Libertà è partecipazione

Elezioni bistrattate

2012

Il fenomeno Occupy

Europa liberticida

L'oppio dei popoli

Il Titanic politico

I'origine dei debiti

Il tempo del non tempo

Assuefazione tecnologica

2011

Cittadini equizzati

Interessi Nazionali

Incubo estivo

Metafora sui giovani

Sfere private defraudate

Energia vs Democrazia

Le vicende mediatiche e noi

Il cavallo sanremese e il bunga-bunga

Per noi polli felici

Le mie formule inesatte

Inizio d'anno improvviso

2010

Un problema di attori

Anime spente

Omolagazione delle menti

L'angoscia dell'anonimato

I vecchi tempi

Incognite elettorali

Linfe vitali

2009

Chiacchere sul Natale

La crisi è finita

Noi viandanti del web

L'uomo subordinato

Timori e diffidenze

La decrescita
un'eresia?

2008

Armagheddon sull'economia globale

Sul razzismo globalizzato

Coriandoli di piazza

In mano ai calabroni

Evasione dalla natura

Educare rende forti

il saggio disubbidiente

La situazione nel 2008 è buona



2007

L'esaltazione della durezza

La civiltà degli Outlet

La bontà fraintesa

Cogito ergo non sum

Virus anarco-individualismo

Evasioni Estive

Follie Estive

La nostra agenda

Compito di genitore

Salvare il pianeta


Mamme con la valigia

La libertà di opinione

I mass media
oggi


Premessa ai
mei commenti

Siamo fottuti!

Il clima cambia noi no

2006
Noi emulatori
del potere

la proprietà privata

la diffidenza

Il sentimento
del "noi"

Essere gaudenti

La pubblica ottusita

Il valore
delle proprie convinzioni

pensieri di primavera


2005
Voto per corrispondenza

2004
Riflessione
di fine anno

Il mio Modo

Natale

Contro
corrente


Stiamo
Invecchiando


Lettera agli
amici








La mia pagina
su Nietzsche

 
 

Il mio Zarathustra vuole essere una finestra sul mondo per comunicare con degli spiriti liberi, e bisognosi di potere esprimere in piena sincerità il proprio pensiero.  Mario Pluchino / 12 Novembre 2004
 


Generale

Periodo 2007

L'esaltazione della durezza 23/12

Va subito detto che "questo scritto" è anzitutto una sfida al cervello del lettore:

Nell'esaltazione della durezza, della violenza, della schiavitú, del pericolo, dell'artificio, di tutto ciò che nell'uomo è belluino e serpentesco.Vagabondando tra le molte morali, più raffinate e più rozze, che hanno dominato fino a oggi o dominano ancora sulla terra, ho rinvenuto certi tratti caratteristici, periodicamente ricorrenti e collegati tra loro: cosicchè mi si sono finalmente rivelati due tipi fondamentali e ne è balzata fuori una radicale differenza. Esiste una morale dei signori e una morale degli schiavi. [...] Lo schiavo non vede di buon occhio le virtù dei potenti: è scettico e diffidente, ha la raffinatezza della diffidenza per tutto quanto di "buono" venga tenuto in onore in mezzo a costoro, vorrebbe persuadersi che tra quelli la stessa felicità non è genuina. All'opposto vengono messe in evidenza e inondate di luce le qualità che servono ad alleviare l'esistenza ai sofferenti: sono in questo caso la pietà, la mano compiacente e soccorrevole, il calore del cuore, la pazienza, l'operosità, l'umiltà, la gentilezza ad essere poste in onore. [...] La morale degli schiavi è essenzialmente morale utilitaria. I genitori rendono involontariamente il figlio simile a loro - questo lo chiamano "educazione" -, nessuna madre, nel profondo del suo cuore, dubita di aver partorito a se stessa una proprietà, partorendo un figlio, nessun padre si nega il diritto di sottometterlo alle sue idee e ai suoi criteri di valore.

Ciascun istinto infatti aspira al dominio! Perché ? E a che scopo?

Noi nasciamo e moriamo, e in questi anni di dolore e di angoscia, di gioia e di piacere, si perpetuano l'eterna battaglia e l'eterno sforzo di andare in ufficio o in fabbrica per quaranta o cinquant'anni, di cercare di dare la scalata al successo, di accumulare denaro, piacere, esperienza, conoscenze; e alla fine, la morte. Alcuni scienziati dicono che l'uomo progredisce grazie alla conoscenza. È proprio così?

Noi sappiamo un'infinità di cose su molti argomenti - biologia, archeologia, storia e così via - ma non sembra che questa conoscenza abbia modificato l'uomo in maniera radicale, profonda. Con noi intendo gli adetti ai lavori, infatti esiste una conoscenza dei signori e una conoscenza degli schiavi. Noi schiavi delle bollette, del lavoro e delle scelte importanti prese dai signori, con la nostra piccolezza alimentiamo il perpetrarsi del conflitto, la lotta, il dolore, il piacere, l'eterna battaglia di sempre per l'esistenza.

Poiché noi vediamo che tutto ciò continua ad accadere in ogni paese e a ogni latitudine, di che cosa si tratta? È molto facile rispondere con una spiegazione emotiva, romantica, nevrotica, oppure intellettuale o razionale. Non vince il giusto, l'idealista bensì il più duro di sentimenti, il più scaltro, il più esaltato di quella durezza necessaria per dominare le persone e le cose.

Nei singoli la follia è una rarità: ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola. Come per molti turisti che alimentano il turismo sessuale nei Balcani: Nella città di Sandaski (Bulgaria) abitata da 30mila abitanti ci sono 2mila prostitute. Migliaia di greci arrivano in autobus fino a qui in cerca di sesso a pagamento. Le donne costrette alla prostituzione vengono dalle regioni del nord con il più alto tasso di disoccupazione. Si possono affittare a ore ma si possono anche comprare per portarle all'estero. I prezzi in quest'ultimi casi variano dai mille ai 3mila euro.

Di questo volevo parlare, sulla durezza e la sua esaltazione sperando che valga per ognuno il proprio principio, ovvero l'originalità e unicità del proprio essere. Se prevale di più la durezza nei rapporti ben venga quando serva a dei giusti scopi, che salvaguardino la specie più sana. Se prevarrà il consenso, l'amore per il prossimo ben vengano questi atteggiamenti. Ma aimè la storia insegna che senza il male e l'ingiustizia, le culture o il nostro progresso chiamato modernità non sarebbe mai potuto svilupparsi. Il buonismo serve a riempire le aule o i salotti dei signori per ammicarsi il favoritismo necessario per salire nella scala dei valori che da sempre imperano l'unico vero dio: la proprietà e il dominio. Abbiamo perso la nostra religiosità miei signori, non crediamo più ai buoni samaritani che operano per il popolo. Vogliamo diventare, recalmano gli schiavi, come voi signori del dominio. Come sarà possibile essere tutti padroni?


La civiltà degli Outlet 01/12
Mentre le piazze sinonimo di incontro e socializzazione si vanno svuotando, i parchi, laghi e montagne subiranno lo stesso trend, lo dobbiamo ad un fenomeno sempre più diffuso In Europa. Parlo del fenomeno degli Outlet Factory. Termine anglosassone che corrisponde al termine italiano "spaccio" con la differenza che non sempre sono situati in prossimità della fabbrica e che al loro interno si possono trovare più brand. Non solo Outlet a fianco dell'azienda di produzione, ma anche posizionati sia in Outletcenter specializzati, sia in posizioni commerciali più facili da raggiungere rispetto alla sede produttiva. Delle cittadelle dell'acquisto dove in una sola visita possiamo trovare prestigiose e diverse opportunità di shopping. Un fenomeno di tale portata non poteva che esserci suggerito/forzato, dalla culla della civiltà consumistica quale sono gli Stati Uniti. Il fine settimana è l'unico momento libero per comprare o desiderarlo, e questi luoghi del consumo, dello svago e del commercio fanno parte della globalizzazione, dove si spostano le folle che magari sono solitarie.

Questo sistema di vendita è nato nel dopoguerra ed esploso alla fine degli anni Settanta, il fenomeno degli outlet è approdato, in Europa, dove riscontra un interesse sempre crescente da parte dei produttori, del retailer e del consumatore. Gli outlet hanno creato negli ultimi anni un proficuo mercato parallelo a quello dei negozi "tradizionali". In questi luoghi del consumo, dello svago e del commercio, l'acquisto di prodotti a un prezzo molto scontato è diventato un fenomeno socioeconomico ampiamente diffuso e documentato sia dalle statistiche, sia dall'aumento dei punti vendita specializzati in questo settore e da un volume d'affari sempre crescente. Dovremmo sentirci privilegiati, di potere usare la nostra automobile mettendoci in coda con migliaia di altri fortunati, per metterci con disciplina in coda per acquistare l'ultimo IPod, o modello di chissà quale apparecchio tecnologico. Orgogliosi e vitalizzati dall'acquisto dopo avere attentamente selezionato, valutato e deciso in base alla propria e influenzabile volontà (la pubblicità non mi tocca). In questi "Eldoradi di Plastica" o anche semplicemente chiamati "superluoghi", divenuti lo specchio della società e anche il suo rifugio, le mie perplessità non possono tacere. Sembra che solo un terzo dei frequentatori vi si rechi per acquistare della merce, mentre il resto o non ha altro da fare oppure incantato dalle luci, musiche invitanti, centri sportivi, cinema e centri di benessere cerca unicamente il proprio svago. Senza perdere tempo in noiosissime passeggiate all'aria aperta, o nelle nostre scontate montagne, tutti ci divaghiamo in questi paesi dei balocchi del futuro che è già parte del nostro presente.

Mettendo da parte gli ideali ormai controproducenti, cercherò di spiegare in particolare il fenomeno degli Outlet e l'impatto sul tessuto economico, sociale e ambientale.

Esperienze di impatto positivo
In generale è possibile affermare che le esperienze di questi anni, legate alla presenza di Outlet o di grandi insediamenti commerciali, che sembrano raccogliere consensi, riguardano alcuni aspetti quali la rivitalizzazione dell’area ed i benefici economici che ne derivano, a cominciare dal positivo impatto occupazionale. È opportuno, comunque, segnalare che alcuni riflessi, data soprattutto la notevole dimensione degli interventi realizzati, sono molto più difficili da misurare e anche solo da definire, ed investono molteplici aspetti legati al sistema territoriale interessato.

L’insediamento di un FOC (factory outlet center) pone problemi ed opportunità che devono essere adeguatamente valutati con la consapevolezza che detto insediamento avrà effetti sulle attività economiche preesistenti e sulla loro evoluzione futura, in termini sia di viabilità, che di tutela delle risorse naturali, di qualità della vita e di abitudini di consumo. Relativamente ai benefici economici che la realizzazione di un outlet può comportare per il territorio, è possibile citare l’indotto e le scelte localizzative.

Gli outlet, infatti, hanno un forte impatto sull’ occupazione: sia diretta, facendo riferimento al personale addetto all’organizzazione e alla gestione del complesso in generale e a quello impiegato in ciascun punto vendita, ma anche sull’ occupazione indiretta, meno visibile e spesso non catalogabile, quali i vetrinisti, agli allestitori di stand, ai fornitori d’insegne e via dicendo.


Esperienze di impatto Negativo
Accanto ai fattori positivi è tuttavia anche da considerare anche il probabile impatto negativo che può scaturire nei confronti del tessuto economico locale e soprattutto sulla rete commerciale. L’apertura di un Outlet in zona extraurbana, potrebbe infatti determinare un ridimensionamento del commercio al dettaglio, soprattutto nelle zone periferiche di minore pregio. Ciò può pertanto distogliere determinate categorie di utenti, quali i giovani o i curiosi, dalla frequentazione delle aree centrali stesse, con la ovvia conseguenza di un calo dei consumi in queste ultime.

Per quanto riguarda invece le zone centrali della città, queste tendono a subire il cosiddetto “processo di riqualificazione” ovvero si innesca una spinta del commercio locale a difendersi dalla concorrenza dei grandi centri extraurbani attraverso una maggior specializzazione, dando luogo a piccoli distretti specifici che possano rivolgersi più direttamente ai residenti.

Un ulteriore effetto negativo da tener presente è che l’apertura dell’outlet potrebbe portare ad una riduzione del fatturato e di forza lavoro nei negozi del centro ma soprattutto in quelli periferici.

Un altro aspetto negativo sul quale l’outlet potrebbe incidere riguarda la questione del traffico e le sue eventuali ripercussioni ambientali quali la congestione della rete stradale, la frequenza di incidenti stradali nonché l’inquinamento atmosferico, visivo e sonoro.

L’esperienza, infatti, insegna che, soprattutto nelle prime settimane di apertura si verificano fenomeni di congestione che si concentrano soprattutto nei giorni festivi agli orari di uscita, in in particolare nel tardo pomeriggio e nella serata.

Riassunto e commento personale
In quanto luogo unicamente ideato per il profitto, anche il nostro tempo assume questa prerogativa, con la motivazione scandita dalla pubblicità che gestisce il nostro tempo, costumi e modelli di pensiero. È una strada senza ritorno, anche se vi sono molte alternative o vie di fuga. Ancora esistono luoghi incontaminati, che danno sicurezza, dove ancora si forma l'identità di cultura e dialogo. La mia opinione è una goccia nell'oceano, e nasce dal quel nostalgico mondo ormai in pensione, fatto di conversazione con il prossimo, immersioni nella natura ed'evasioni dal quotidiano lontano dai non luoghi. La metamorfosi uomo - prodotto è sempre più vicina.

 




La bonta fraintesa 31/10
La bontà sembra un valore assai trascurato nei rapporti che viviamo quotidianamente. Tutta la vita economica e i rapporti personali che ne sono sovente il riflesso, sono improntati alla competizione, all'aggressività, al superare gli antagonisti.

Le altre persone con cui intratteniamo scambi giornalieri, finiamo col percepirli talvolta come avversari da distruggere. In vari modelli educativi si insegnano le buone maniere dai contenuti basati sulla cultura e sui costumi in vigore in quel determinato luogo, epoca e società. È giusto che essendo sempre più globalizzati non solo dalle merci, ma sopratutto tra i popoli in continua crescita e movimento, le cose potrebbero entro qualche generazione cambiare. Molte usanze andranno perdute e tra queste le più profondamente radicate dalle nostre radici culturali. In esse si manifestò per generazioni l'essenza di ciò che in seguito venne chiamata cultura dei popoli e delle nazioni poi. Questa breve introduzione sui modelli educativi è intenzionale per spiegare il mio concetto di bontà.

Spesso, anzi sempre il detto "troppo buono uguale a stupito" prevale nel detto comune. Infatti il nostro modello cristiano anche per in non credenti, influenza sin dall'infanzia questa sproporzionata insegnanza dell'essere buoni, generosi, caritatevoli ecc.. Intorno però come contrasto vi sono altre regole che sono più simili a quelle della giungla in senso figurativo. Il furbo, perfido ed egoista prevale se unisce anche le qualità di stratega nel raggiungere i propri fini. Badando che questo macchiavellismo, sia il più posssibilmente radicato, si combatte giorno dopo giorno ogni singolo pezzetto di potere (quasi sempre materiale) con altri aprrendisti di non bontà. Il risultato rispecchia la nostra società attuale, che senza distinzioni invade ogni strato. Il dubbio pervade le incertezze a riguardo sull'essere buoni, o lasciare libero spazio alla propria malvagità che in modo differente alberga i nostri animi.

A dal proposito prendo in prestito per falicilitare chi possiedeva più dialettica di convincimento del sottoscritto, il buon Socrate che "nell'Apologia" fu accusato di empietà e di aver corrotto i giovani, ma in realtà fu immolato alla ragion di Stato. Accettò di morire nonostante i suoi allievi avessero organizzato la fuga: - “Ma, cittadini, non è questa la difficoltà, sfuggire alla morte, ma è molto più difficile evitare la malvagità: essa corre, infatti, più veloce della morte. Infine: "È meglio subire una ingiustizia che provocarne una maggiore". Leggendo invece Nietzsche che vede in Socrate il nemico dell’istinto, del dionisiaco, colui che si oppone alla natura stessa dell’uomo si nota una veduta a favore del non buonismo e immorale agire, di noi esseri pensanti. La previsione di Nietzsche è arbitraria ma rispecchia in pieno il pensare comune attuale, e dominante anche se la sua giustezza è discutibile. Essere buoni e avere meno considerazione, o essere temuti? Un dubbio mi assale. Sarà che tutto ciò è al di fuori delle nostre possibili scelte, e che è in noi innata quale delle due nature debba prevalere? Io in questo caso mi schiero dalla parte trasgressiva del pensiero moderno, ovvero dalla parte della bontà, e pagandone dazio (chi se ne frega).



Cogito ergo non sum 05/10
In risposta ai dubbi sollevati dalla giornalista su come svolgere al meglio la sua professione, e a quale modello rivolgersi, forse per solidarietà o semplicemente perchè amo tutto ciò che ha un sapore culturale, opino senza grandi pretese di verità ciò che segue.

Ammiro chi svolge qualsiasi attività divulgativa su carta stampata, e vorrei senza entrare in merito alla questione dell'astio del signor Cretti, dare un mio supporto o incoraggiamento a qualsiasi azione che porti a migliorare le prospettive future di chi ha scelto di raccontare esponendosi di prima persona le faccende della nostra collettività italiana in Svizzera.

Spesso l'attività del pensare come lo intendiamo aldilà delle teorie più svariate che vanno dal filosofico o alla pura attività cerebrale, è legata come alcuni secoli fà affermava Renè Decartes, ad una dimostrazione razionale dell'esistenza dell'essere, della coscienza umana. Pertanto dovendo nel senso comune fare le cose per bene, la base mentale che opera su tutto ciò che i sensi ci offrono, è materia di riflessione. Esistere significa immergersi nella realtà che ci circonda e nell'esperienza. Come agire di fronte alla vocazione di volere raccontare il mondo con tutte le sue vicessitudini, in modo da risultare oltre che credibile anche possibilitati di potere continuare questa scelta professionale, senza dovere inciampare in verità scomode che potrebbero ostacolare il proprio cammino? La frase che più si adatta al suddetto quesito è "cogito ergo non sum". Non pensare troppo ovvero il rovesciamento del motto cartesiano, immergendomi completamente nella realtà, esistendo! Come per tutte quelle attività che giornalmente compiamo senza rendercene conto, così anche l'arte di esporre un tracciato di verità tramite un articolo dovrà concentrarsi sull'essenziale e agire. Vale la formula semplicistica; Il fare senza stare troppo a pensarci su.

Credo che chiunque per scelta forzata debba schierarsi a degli ideali, da lui non del tutto accettati. Questo avviene sia nel mondo del lavoro come anche nella vita sociale. L'alternativa si chiama "esclusione" o appunto il divenire nello stato di "pensante". L'importante e prefissarsi degli obiettivi e convivere usando i mezzi a disposizione per giungere al proprio scopo. Sono convinto (Grillo ne è l'esempio) che i tradizionali mezzi di comunicazione stanno per essere superati da quelli telematici, e abbiamo sempre più potere nel raccontare (in tempo reale) e oltrepassando tutti i "filtri" posti dalla censura o dalle istituzione di controllo del potere. Ovviamente Internet è oggi un mezzo ancora poco affidabile e credibile per sostituire completamente i mezzi tradizionali. Purtroppo il giornalismo libero e incondizionato a meno che non vi sia in vigore la par condicio, vuol dire spesso umiliazione per chi ha costantemente il senso di raccontare onestamente ciò che la sua realtà vede e decide di pubblicare. Occorre avere curiosità, molta curiosità. Umiltà, molta umiltà, lasciare il terminale della virtualità e andare in giro consumandosi tacchi e suole. In pratica come per ogni passione non si stacca mai. Inoltre e necessaria molta onestà intellettuale, politica, professionale, e fortuna, sapendo che prima o poi (con merito) arriverà il consenso. Consultano nella rete (dato che non sono addetto ai lavori) leggo che per il giornalismo, assistiamo sempre più alla precarizzazione della professione. Oggi si arriva a 30-35 anni senza un contratto stabile e non c’è ricambio generazionale all’interno delle redazioni che oggi preferiscono appoggiarsi a collaboratori esterni, retribuiti magari con pochi euro. I giornalisti all’interno delle redazioni vengono considerati come un costo e non più come una risorsa, alcuni editori hanno il sogno di fare il giornale senza i giornalisti e oggi un direttore è più un manager che deve dar conto all’editore. Il giornale è considerato come una qualsiasi azienda e bada solo agli utili”. La comunicazione, il diritto di informare e di essere informati, la libera manifestazione del pensiero sono condizioni di civiltà e democrazia. Garantire l'autonomia dei giornalisti in rapporto agli azionisti. Favorire la stampa che non ha scopi di lucro. In conclusione direi che senza lasciare il cervello troppo libero di pensare, distraendoci e allontanandoci dai nostri obbiettivi, il motto "cogito ero non sum" è la metafora giusta che accompagnerà ogni seria intenzione di informare ciò che sarà una vera testimonianza scritta, sia professionalmente o in altri ambiti meno seguiti dall'opinione pubblica. Dipendere dal pubblico consenso dal quale dipende si in parte la gratificazione e il mantenimento del proprio lavoro, è con il tempo aberrante e poco gratificante. Come risposta alla coraggiosa giornalista, alle maldicenze o agli attacchi ingiusti io avrei una risposta nel cassetto che suona così: "Le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità."

 


Il virus anarco-individualista 16/09
Premetto che da anni seguo Grillo con assidua passione. Ho assistito a due suoi spettacoli e leggo giornalmente il suo blog. In risposta al commento sull'articolo ""Grilli" di tutto il mondo, unitevi! ", dopo avere letto le cronache, i commenti, le domande e le risposte, ho riflettuto e ricordato. Non è infatti una novità questa lunga tradizione di capi-popolo che coinvolgendo le masse e il malcontento. Il bersagli preferiti sono inevitabilmente sempre gli stessi: il potere costituito e il potere immaginato, quelli che fanno le leggi e quelli che le propongono e le attuano. Vi sono diverse e necessarie valvole di sfogo che provocano l'insorgere contro i regimi autoritari o dittatoriali. Diventa però a mio parere fuori luogo in una democrazia dove esistono forme di opposizione e di denuncia più efficaci e molto più civili di quella di radunarsi o marciare dietro cartelli con su scritto "Vaffanculo". Il fatto che poi i trecentomila "grilli" non voteranno nei banchetti del nascente PD, non significa che avrebbero espresso il loro voto per altre bandiere, bensì nel giorno del voto avrebbero preferito passarlo o al mare o inâltre attività più gratificanti per loro. Credo piuttosto che sia errato questo continuo assalto al potere sia dei "grilli" di turno come anche di che è schierato sul fronte dell'opposizione. Affermare poi che i cittadini e la società civile abbiano scelto proprio il Beppe comico nazionale mi sembra sproporzionato, e lontano dalla realtà. È vero che la classe dirigente nella sua interezza ha reso plausibili anche le critiche più radicali. Soprattutto quella di non aver fornito alla società un esempio e un punto di riferimento capace di orientare il pubblico verso la ricerca del bene comune e della felicità propria e altrui. Tra i vari favoritismi e la vita da nababbi di molti parlamentari (la metà indagati), e molti cittadini che devono inventarsi ogni strategia possibile per arrivare a fine mese con 1000 euro in entrata. Per non parlare dell'impotenza dello stato in vari settori che vanno dall'ediliza incontrollata, alla malsanità, criminalità , evasioni varie ecc.. Il punto è se sia una soluzione attaccare o volere addirittuara abbatterli questi partiti che guarda caso il popolo stesso avrebbe eletto? Il liberalismo sfrenato cui viene accusato l'attuale governo o politica è ormai radicato anche i noi non adetti alle faccende di politica. Le oligarchie asservite ai grandi poteri economici, sono un'effetto sempre più evidente e figlie della globalizzazione, che non certo Grillo può opporsi. La mia (sottolineo) opinione è che il più vivo desiderio delle masse, cioè dell'individuo ridotto a folla e a massa, è di essere de-responsabilizzato. Non chiede altro. Vuole pensare e prendersi cura della propria felicità delegando ad altri il compito di pensare e decidere per tutti. Delega in bianco, semmai con una scadenza. Il potere, una volta conquistato, ha mille modi per perpetuarsi. L'antipolitica è sempre servita a questo: piazza pulita per il futuro dittatore!

Spero che molti abbiano letto il discorso pronunciato da David Grossman all'apertura del Festival della letteratura a Berlino: "Noi non vogliamo assumerci nessuna responsabilità personale per le cose terribili che avvengono a poca distanza da noi. Né mediante azioni dirette né limitandoci a esprimere solidarietà. Ci fa comodo - quando si parla di responsabilità personale - far parte di una massa indistinta, priva di volto, di identità, e all'apparenza libera da oneri e colpe. E probabilmente è questa la grande domanda che l'uomo moderno deve porsi: in quale situazione, in quale momento, io divento "massa"? "

Queste parole oltre all'intero testo integrale merita d'esser meditato e possibilmente trasformato in propria sostanza. La modernità porta con sé questo virus micidiale: Io lo chiamo "anarco-individualista". Esso riduce l'individuo a massa, materiale malleabile e plasmabile, materia per mani forti e dure. Alla sua manipolazione. Questo - in mezzo a molte virtù innovative - è il delitto della modernità, il virus dal quale bisogna guardarsi e contro il quale bisogna mobilitare tutti gli anticorpi di cui disponiamo.

Ma esaminiam nella sostanza i tre quesiti posti da Grillo.

Il primo
stabilisce che tutti i cittadini che concorrono a cariche elettive debbano essere scelti attraverso elezioni primarie preliminari. Questo principio mi sembra meritevole di essere accolto.

Il secondo quesito vieta ai membri del Parlamento di farne parte per più di due legislature. Questo divieto è una pura sciocchezza. Ci obbligherebbe a rinunciare ad esperienze talvolta preziose. Forse anche a molti vizi acquisiti durante l'esercizio del mandato. Per di più una norma automatica del genere sarebbe incostituzionale perché priverebbe l'elettore di una sua essenziale facoltà che è quella di poter votare per chi gli pare.

Il terzo quesito - impedire ai condannati fin dal primo grado di giurisdizione di far parte del Parlamento - sembra a prima vista ineccepibile. Per tutti i reati? E fin dal primo grado di giurisdizione? Chiaramente per i reati più gravi è giusto non permettere ad'un parlamentare di rappresentarci. Ma che dire dei vari capi di governo che venuti da carriere tuttaltro che sociali (armatori, dittatori, agenti segreti o magnati implicati in truffe di ogni tipo) in carica in molti paesi del pianeta? Sono questioni complesse di cui umilmente mi dibatto che spero sia riuscito a semplificare. Il "grillismo" per concludere sopprime la responsabilità personale dell'individuo e ottundono le sue capacità critiche. Ma è proprio a quelle capacità che è affidato il nostro futuro. Ora è chiaro a chiunque che Beppe Grillo non è il salvatore dell'umanità. Ma credo sia innegabile che il suo impegno politico (nel senso più nobile del termine "politico" ) non può che essere lodato. Ben vengano dunque le critiche ma che siano costruttive. Termino con una battuta di Daniele Luttazzi in risposta al V-day di Grillo: Se parli alla pancia, certo che riempi le piazze, ma non è "democrazia dal basso": al massimo è flash-mobbing.

 



Evasioni Estive 06/08
Rieccoci tutti (quasi) abbronzati e nostalgicamente di nuovo in Svizzera carichi di nuove energie. Il ricordo dei bei giorni trascorsi spensieratamente in famiglia o in viaggi esotici nel caldo di questa estate, si affievolisce sempre più lasciando in noi una lieve spensieratezza non ancora del tutto assopita. Sono fatti personali la scelta di come disporre il proprio tempo libero e avendone molto durante le vacanze dedico questa riflessione sulle "vacanze estive" con l'intento non tanto di pavoneggiare chissà quale esperienza o località importante visitata, ma sul significato indipendentemente dalla vacanza intesa come viaggio, e sul come impiegare improvvisamente molti giorni a propria volontà e sui benefici eventuali.

Tutto è soggettivo a cominciare dalla possibilità o meno di partire per delle "vere" vacanze. È per molti un "status symbol" doverle fare queste benedette evasioni dallo stress del quotidiano, per altri più saggi e appassionati della propria vita, a secondo del tempo disponibile una gradita opzione. Senza peccare di qualunquismo fuori luogo spesso si ritorna con le stesse ansie o incertezze lasciate prima della partenza. Le aspettative per i più superficiali di spirito sono alte, e legate al volume di attività svolte possibilmente le più in voga. Nello spirito del dolce fare nulla è anche solo sostare, prendersi pause, riposo, sognare, creare, lasciare che accada qualcosa dentro se stessi. Imparare a stare anche soli, nel proprio spazio, non temere il vuoto e la mancanza di stimoli esterni forti, è un'importante componente della crescita. Tanto importante quanto l’essere in grado di mantenere gli impegni, rispettare i tempi, le regole e le esigenze degli altri, procedere per apprendimenti graduali, tollerare le frustrazioni e godere dei successi. Vi sono poi le vacanze all'insegna del divertimento. Col termine “divertimento” si intende una piacevole attività che rimane fine a se stessa, che ha la funzione di offrire “piacere ludico”. Attraverso il piacere ludico si attiva la motivazione al movimento,alla scoperta , alla conoscenza e alla ricerca di un rapporto significativo e funzionale con l'ambiente (inteso come spazio, oggetto, persona: movimento, conoscenza, relazione. Ma il vocabolo significa letteralmente “volgere altrove l'attenzione e l'interesse”; ne deriva che ci si diverte quando si fa qualcosa di diverso. Ne consegue, allora, che il concetto di “tempo libero” non è necessariamente contrapposto a quello di studio o di lavoro. Il vero riposo continua nel cambiare attività. In questa nostra epoca piena di fenomeni di tensione, di stress, di ansia, di depressione; è pertanto indispensabile un tempo per il rilassamento, in grado di riportarci ad uno stato di distensione generale, di tranquillità emotiva, di riposo, ad una sensazione globale di calma e di benessere, al recupero delle energie. E, infine, è tempo per arricchire la propria personalità, per conoscersi in maniera approfondita, per interrogarsi, per entrare in contatto col proprio mondo interiore, per ascoltare a fondo sensazioni ed emozioni che provengono dalle profondità del proprio essere. Così, in questa pausa socialmente concessa e divulgata come uno dei momenti più eccitanti e importanti di tutto l'anno è il desiderio a farne da padrone. Pensandoci più ponderatamente un desiderio, quando è pienamente soddisfatto, scompare, poichè è nella stessa natura, che è tensione, cercare la calma e l'appagamento. Così le richieste non sono mai soddisfatte in pieno perchè non essendoci tregua, il silenzio stesso a cui aspirano. Essendo sovente non soddisfatte le nostre aspettative, la causa principale è da imputare alla mancanza di vivere l'istante. Come esseri pensanti, abbiamo il compito di apprendere questa abilità di utilizzo intelligente di ogni scampolo di giornata: il tempo libero - come occasione per crescere - è anche questo. Aristotele affermava che " Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero." Sembra che prevale il contrario osservando la frenesia intorno a me. Il mio viaggio ideale è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno. Amare la propria vita ed'essere soddisfatti durante l'intero anno sia nelle attività come anche delle persone che ci accompagnano. Le evasioni che siano estive o di altra natura fanno parte di una sana predisposizione ad accettare le cose della vita per quello che sono. I sogni nel cassetto li relizziamo durante l'anno tramite l'impegno e il sudore, prendendoci di diritto in ogni attimo "libero" le nostre evasioni.





Follie Estive 01/07
Spesso i colpi presi per la troppa esposizione ai raggi ultravioletti provocano malesseri di vario tipo. Raramente sono da considerare razionali le reazioni che seguono. Non parlo di processi chimici che come in una tempesta batteriologica sconvolgono gli strati epidermici, o nei casi più sfigati ci rispediscono al mittente, per i credenti Dio o alle radici che madre natura ha congeniato per ognuno di noi, ovvero alla terra. No mie cari navigatori e assetati di follie estive in questa estate da reattivita ambientale. Cancelliamo del tutto i colpi di sole, l'ambiente in sospetto cambiamento e tutte le fesserie dette finora. La mia sana follia ha un nome che provoca pudore nel nominarla. Si chiama giustizia e al suo valore ideale che è conforme per regolare i rapporti umani. Le mie Follie estive si esprimono così:

-Che l'ingiusto e illegale intervento dei paesi ricchi in Iran, Afghanistan ed'altri paesi ricchi di risorse si concludessero, lasciando che i loro problemi li risolvano indipendentemente in casa propria, con l'occhio vigile della comunità internazionale formato da tutti i paesi inclusi quelli con meno peso economico e politico.

-Che le multinazionali lasciassero le ricchezza saccheggiate ai paesi propietari e al loro popolo. In modo particolare le ricchezze petrolifere, alimentare e altre materie prime.

-Che le lobby farmaceutiche la smettessero di produrre ed'imporre nei nostri paesi la dipendenza medica facendo crescere ogni anno i costi alle loro condizioni, nazionalizzando tutti i laboratori di ricerca per produrre bene di consumo accessibili a tutti anche ai paesi meno fortunati, debellando per esempio la piaga della malaria.

-Che si concludano le vergognose guerre di embargo che portano solo cassa ($) ai vari dittatori e sofferenza ai popoli incolpevoli delle decisioni prese dall'alto.

-Che si inizi si un'azione di embargo, ma da parte di noi consumatori per tutti i prodotti provenienti dallo sfruttamento di minori e ingiustizie sociali in condizioni inumane.

-Che il governo italiano la smetta di essere sempre così taccagno con il mondo della immigrazione come lo è stato fino ad'oggi, e che tutti i rappresentanti di ogni colore di partito si assumano più responsabilità nei fatti e non solo con proclami elettorali prima delle votazioni. Inoltre che il governo italiano non ci consideri italiani di seconda classe.

-Che il governo svizzero conceda dei permessi di soggiorno più attraenti per il mondo del lavoro, a tutti coloro che dopo un certo numero di anni passati in questo paese e avendo lavorato con dignità e pagato regolarmente le imposte, cosa che riguarda la maggioranze di essi. Lasciando da parte le poche notizie di cronaca che riguardano stranieri che non fanno altro che creare nuove barriere e timori, promuovendo azioni multiculturali che avvicinino le varie nazionalità e la sensazione di non sentirsi eterni "Gastarbeiter".

-Che la nostra cultura italiana possa venire diffusa con più vigore e convinzione dai vari organi di rappresentanza, lasciando da parte le lamentele e le dipendenze economiche che spesso frenano e sconvolgono il significato di cultura stessa.

-Che ognuno di noi fortunato genitore non deleghi il compito di divulgatore delle nostre radici unicamente alle istituzioni, ma si impegni a fondo a cominciare dall'uso della nostra lingua con i figli, e tra noi italiani di seconda o terza generazione.

-Che l'uso sfrenato di tecnologia multimediale possa trovare un sostituto nei rapporti interpersonali, e l'uso dei questi mezzi sia meno consumistico e individuale, ma rivolto a cause comuni. (siti informativi, testimonianze, forum, blog ecc...).

-Che si possa esprimere parere contrario a tutte queste mie "Follie Estive", ma lo chiedo passionalmente, che non si incrocino le braccia rimanendo inerti e apatici. Ma si opini, manifesti o esprima qualsiasi vicenda vissuta di ingiustizia, utilizzando anche questo giornale per dare voce a chi non ha voce (come dice Angelo di radio L' Ora).

-Che la propria vita abbia più valori spirituali piuttosto che materiali, e che le persone vengano sempre prima delle cose.

-Che ci si ponga il quesito su quale valore ideale deve essere conforme la giustizia per regolare i rapporti umani? A quale legge si deve obbedire?

Veramente mi piacerebbe che la mia follia si chiamasse verità o fedeltà o giustizia: Tutti abbiamo la nostra virtù che ci fa vivere a lungo, miseramente contenti di sé. Ingiustizia e sudiciume il mondo ci vomita a noi solitari: ma, amici miei, se noi vogliamo essere degli astri, dobbiamo illuminarci! Io mi guardo sempre dai buoni e dai giusti! Ben volentieri essi crocifiggono quelli che si trovano da se stessi le proprie virtù; odiano il solitario. Ben vengano le proposte per un mondo più giusto, ma ne siamo poi degni? Per concludere e non superare la pagina gentilmente concessa una citazione di un saggio (Krishnamurti) "C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente" . Io aggiungo che ogni insegnamento è importante di per sè, commentatori e interpreti possono solo distorcerli. E' consigliabile andare direttamente alla fonte, agli insegnamenti stessi, senza passare attraverso nessuna autorità."





La nostra agenda privata 10/06
Esiste da circa due secoli un cammino lineare tra il progresso, lo sviluppo e l'aumento del benessere, unito all'uguaglianza tramite la democrazia. Tutto ciò avrebbe dovuto condurci sempre più avanti con il controllo e lo sfruttamento delle risorse che l'ambiente in cui viviamo ci ha così generosamente offerto. La tecnologia ha semplificato la nostra vita, velocizzando e liberando porzoni di tempo a noi disponibili. Siamo cresciuti in una società basata su questo modello, illudendoci che la terra non fosse un'incognita, e non poteva diventarlo. Per questo modello risulta incomprensibile pensare al pianeta, a concepirlo nei suoi cambiamenti e nelle minacce che esso lascia intravvedere. Non servono per chi capisce il funzionamento della società, i vari proclami dei politici e delle previsione spesso contradditorie che gli scienziati espongono. In realtà essendo l'opinione pubblica informata (strumentalizzata) dalle multinazionali che finanziano i giornali e le tv, che a loro volta controllano la politica, siamo rimasti soli nella società mondiale. Senza una cultura di protezione e di riferimento, senza autorità di garanzia e di controllo e senza un governo con un sistema adatto al grande cambiamento in corso. Siamo impossibilitati a pretendere dagli stati nazionali e dagli organismi della globalizzazione una tutela sicura che riponda in modo soddisfacente alle nostre paure. Esistono si delle organizzazioni internazionli a tutela dell'ambiente, che guardacaso spesso vengono finanziate tramite delle donazioni o comunque contributi che corrispondono ad'una percentuale minima dei loro profitti, dalle agenzie che ricavano un profitto dallo sfruttamento delle risorse energetiche, di cibo, produzione industriale. Tutto ciò che in qualche modo sta mutando il clima, in terra, in cielo, nell'acqua e nel cibo, dipende in qualche modo da ognuno di noi ma è enormemente più grande di noi, dalla crisi del petrolio all'aumento di anitride carbonica, all'innalzamento delle temperature e tante altre brutte cose che non continuo per cadere in una depressione collettiva. Il futuro minaccia i nostri figli e nipoti.

Nietzsche con tutto il suo pevedere per quanto pessimista, non poteva anticiparlo in quanto molti cambi avvennero dopo di lui. In molti suoi scritti però rimprovera il pensiero scientifico, il cui tentativo di spiegare tutto col nesso di causa ed effetto, non ce lo fa comprendere nei suoi aspetti qualitativi e per di più frammenta il flusso dell'accadere in elementi isolati. "Noi, uomini della conoscenza di oggi, noi atei e antimetafisici, continuiamo a prendere anche il nostro fuoco dall'incendio che una fede millenaria ha acceso, quella fede cristiana che era anche la fede di Platone. Potrei credere solo in un Dio che sapesse danzare". Così la scienza diventa gaia, e già nel titolo si offre il richiamo a "quella unità di cantore, cavaliere e spirito libero che differenzia quella meravigliosa e precoce civiltà dei provenzali da tutte le civiltà equivoche". Un'altra constatazione da parte del filosofo che tutti gli uomini in ultima istanza fanno quel che giova alla conservazione della specie umana, agendo mossi non tanto da un sentimento sublime, quanto piuttosto da un puro e semplice istinto.

Io dico: la cosa più importante é imparare ad apprezzare la vita, senza mai perdere il senso della terra, annebbiati da eventuali vite ultraterrene! Perchè il progresso, la scienza, che facilmente conducono all'adorazione della verità oggettiva, rendono l'uomo schiavo dell'oggettività esterna, e contrapposta alla vita. Vi è un cosidetto momento di non ritorno per quanto riguarda il cambiamento climatico che si manifesterà attraverso la ribellione primitiva della terra, denudando e accusando i modi e le forme imposte dal nostro sproporzionato sfruttamento delle sue risorse. Questo momento non è quantificabile nel nostro concetto di tempo ma metterà sempre più in crisi il nostro concetto di progresso. Per non entrare nel fantascientifico con immagini di esodi verso altre mete interplanetarie, essendo noi popoli sempre più interconessi sia economicamente come nei sistemi politici, la natura attaccherà oltre al paesaggio, ai costumi e alle condizioni materiali nella nostra esistenza anche la nozione democratica come forma di vita. Non sono i miei isterismi ecologici nati da visioni negative per turbe mie personali, ma un invito alla riflessione sulla fase che nei prossimi anni si apre davanti a noi singoli, mettendo il tema dell'ambiente al centro della nostra agenda privata. Non attendiamo che siano sempre le "autorità" a decidere per noi. Una frase del Papa mi ha colpito in questi giorni: Farà più danni il capitalismo sfrenato ed'immorale che il comunismo sovietico. Che gran bella verità!

Il messaggio di fondo é sempre lo stesso, mantenersi fedeli alla terra senza credere in un "mondo dietro il mondo o in una vita ultraterrena!





Compito di genitore 28/05
Spesso avendo superato gli "anta" molte mie riflessioni inconsciamente seguono l' andamento della tipica esistenza legata a questa fase della mia vita. Solitamente si ha una moglie e dei figli, e la professione occupa una parte importante nella vita. In questi anni gran parte dell 'esistenza futura si decide sia nella propria"carriera" lavorativa, come anche nell 'educazione dei prossimi dieci anni dei propri figli. È sempre più limitato il tempo per coloro che come il sottoscritto hanno goduto e sfruttato i propri momenti "liberi" al di fuori del lavoro, studio o attività cosiddette sociali. In questa epoca o anche prima piano piano svaniscono molte amicizie di gioventù sia per mancanza di tempo come anche delle scelte negli interessi personali di "consumo" del tempo libero disponibile. A volte per coloro che non hanno mai nutrito degli interessi personali, il loro tempo da dedicare a se stessi si riduce ai tre minuti impiegati nella pulizia dei denti. Per non sembrare eccessivo potrei elencare una serie di attività al di fuori delle attività legate alla propria persona.

- riunioni scolastiche
- shopping
- attività con i propri figli
- attività con la moglie
- ore straordinarie passate al lavoro
- lavori casalinghi
- vacanze in famiglia

Sicuramente ho dimenticato delle attività ma il tema che vorrei approfondire è dato dal titolo "compito di genitore", e questa mia diciamo premessa vuole indicare l' importanza, del disporre del proprio tempo per conseguire al meglio l' arduo compito di educatore. Spesso si delega la crescita dei figli alla scuola, ai nonni, al psicologo o addirittura alla televisione. Sembra paradossale ma io noto che manca una vera coscienza di quali sono i nostri veri compiti. Anche l' autorità deve essere esercitata per guidare il figlio con equilibrio e chiarezza, esercitando la patria potestà in funzione della responsabilità genitoriale. La patria potestà consiste nell' attribuzione di un potere ad un soggetto allo scopo di tutelare un interesse altrui. Gli psicologi o pedagogista preferiscono chiamarla "responsabilità". Il minore è più debole ed ha necessità di ricevere amore e cure, essere difeso dai pericoli e considerato con rispetto. Capita volentieri per mancanza di tempo, cultura o senso di responsabilità di trascurare questi aspetti sopra citati. Le conseguenze sono una mancanza da parte dei figli di un punto di riferimento che da una posizione di autorità indichi il cammino sul come affrontare la vita. Se tutte le rinunce o limitazioni che comportano una vita da genitore e marito diventano un peso ecco che nascono i veri problemi. Infelicità che poi trasmettiamo al resto della famiglia con esempi di prepotenza nell 'ambito delle relazioni, fughe extraconiugali ed' altri cattivi esempi che indichiamo come modelli ai nostri figli. In verità nessuno è pronto nel compito di genitore e mancano sia delle vere prospettive da condividere con i supposti "amati" come anche delle vere strategie.

Non tutto è così grigio come da me esposto, ma ho voluto dare un quadro volutamente estremo per condurre il mio discorso a questa conclusione. Il mio tentativo è sempre stato di trasmettere delle responsabilità a miei figli onde facilitarne lo sviluppo dell 'autonomia emozionale. Per esempio con dei "lavoretti" domestici che oltre ad 'accrescere i nostri rapporti. Nel tentativo peraltro riuscito dell 'influenza delle dinamiche familiari è proprio la responsabilità "ricettiva", ovvero quando i soggetti sono disposti ad offrire il loro aiuto e sostegno quando questo viene richiesto. Mi immagino un futuro in cui i mie figli aiutano la famiglia a prendere decisioni, a risolvere i problemi e, in generale, sono disponibili nell' offrire il proprio sostegno emotivo. Questa modello educativo è parte del nostro "compito di genitore" . Infatti attraverso l' educazione si costruisce la persona, e quindi la società. Ovviamente il controllo sui figli più crescono e più è delimitato dall 'ambiente formato dalla scuola, amici e media moderni. Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. A questo pensano gli istruttori di professione, gli psicologi e ogni tipo di sostegno sociale. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli. Infatti da alcuni decenni prevale la libertà che significa assenza di legami e di storia, che si può crescere senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto e piacere o le mode consumistiche del momento. Se prevarrà il pensiero che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale, si vive senza amore e la verità per le cose belle. Come il desiderio di felicità di cui è fatto l' uomo. Il mio compito oltre al conseguire protezione, sicurezza materiale e sociale è oltre alla propria crescita personale come persona, diseducare tramite il mio esempio ciò che questa generazione di ragazzi rende orfani di tutori, costretti a camminare sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti e propensi all 'uso di paradisi artificiali o virtuali. Comunque come del resto lo siamo già noi genitori in balia delle mode e del potere. Il mio sforzo nel "compito di genitore" è in definitiva introdurre alla realtà, e al suo significato, mettendo a frutto il mio patrimonio ereditato dalla nostra tradizione culturale. È una responsabilità di noi tutti. Smettiamola di delegare come si trattasse di una malattia il compito di genitore alle istituzioni agli specialisti, ma seguiamo questo principio. Assumersi delle responsabilità equivale ad' un impegno che va affrontato con costanza, per tutta la vita come l' unione con un' altra persona e la conseguente nascita di una famiglia. Se non ne siamo capaci, è meglio dirigere le proprie energie o nelle passioni personali o nel bene comune. Non lasciamo che le future generazioni siano figlie delle nostre debolezze.





Salvare il pianeta 23/05
È questo un tema abbastanza attuale che spesso evitiamo dato che non ci sentiamo direttamente coinvolti. Più o meno come tutti i fumatori che pur sapendo dei danni che essi stessi causano, con indifferenza seguono nel loro lento avvelenamento. Lo slogan più enunciato è "Meno consumi, più energia pulita per salvare il Pianeta" che da ogni angolo del pianeta sia da parte dei governi come di noi comuni abitanti risuona giornalmente. Una grande campagne internazionale di mobilitazione e sensibilizzazione sui temi dell'energia e dei mutamenti climatici. Come tutte le notizie però esse non cambiano minimamente le nostre abitudini, essendo noi parte integrante del ciclo produttivo industriale che incessantemente seguita nella produzione di beni di consumo. Anzi misuriamo il nostro benessere tramite le cose che aquistiamo, e lottiamo con ogni sacrificio per ottenerle. Mai come in questa situazione, infatti, un piccolo gesto individuale e locale significherebbe contribuire globalmente alla salute della Terra. Ma quanto la sentiamo nostra questa terra? Essendo noi per niente autonomi e tantomeno responsabili sarà l'economia stessa a trovare delle soluzioni, dato che i cambiamenti climatici avranno ripercussioni anche sulle economie globali; la desertificazione porterà problemi all'agricoltura, ai metodi di irrigazione, alla disponibilità di acqua ecc...

Se una persona pensa che tutti sono colpevoli perche' mai dovrebbe cercare di evitare l'estinzione della vita? Ma che vadano tutti affanc.. insieme ai panda, allo scarabeo del Borneo e alle papere grigie migratrici! Ora, io inizio a sospettare che questo modo di essere sia la piu' grave minaccia ecologica che dobbiamo fronteggiare. Lo so che le cause dell'inquinamento vanno cercate innanzi tutto nella smodata sete di denaro di petrolieri, mercanti d'armi, politici e speculatori. Ma mi si forma sempre piu' nitida in mente la convinzione che questa gentaglia possa attentare impunemente alla vita sul nostro pianeta perche' 5 miliardi di persone glielo permettono. Io dico che ha senso prendersi la briga di proteggere il mondo solo se si e' convinti che sia un posto meraviglioso. Smettiamola di dedicare tutte le nostre energie soltanto alla critica sul capitalismo, l'industria alle guerre provocate dalle multinazionali. L'abbiamo tutti capito che ci sono i cattivi. Ma noi da quale parte stiamo? Mi rendo conto che si tratta di una sfida ardua. Per affrontarla con la necessaria preparazione e' necessario un lavoro preparatorio. Propongo quindi di creare un miniforum nello spazio dei commenti a questo mio articolo, alla rubbrica "scrive chi legge" PER TROVARE BUONI MOTIVI PER EVITARE L'ESTINZIONE DEL PIANETA'.

Sei in grado di trovare cinque buoni motivi per salvare il pianeta'?

Quindi, ecco i miei cinque buoni motivi:

1 perché il mondo non appartiene solo a noi occidentali-tecnologici che lo stiamo distruggendo
2 perché sarebbe un vero peccato se questa storia non avesse un seguito
3) perchè senza di noi il mondo sarebbe più sano ma molto più noioso
4) perchè ogni giorno c'è sempre qualcuno che vale la pena di incontrare
5) perchè il mondo è meraviglioso e ci vuole qualcuno che se ne renda conto e si stupisca dell'immenso miracolo di essere qui ora.





Mamme con la valigia 07/04
Si chiama "turismo procreativo", ed è un fenomeno che in Italia si sta diffondendo rapidamente, favorito dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. In quanto l’argomento è attuale e di mio interesse vorrei esprimermi dicendo che, uno dei risultati come già accennava nel suo articolo favorito dalla legge 40, sarà quello che le norme italiane spingeranno le coppie a recarsi all’estero pur di riuscire ad ottenere un bambino e che in tal modo la legge sarà facilmente aggirata, anche se solo da coloro che possono permetterselo economicamente. Con l’ovvia conseguenza di determinare una antipatica discriminazione fra chi è ricco e chi non lo è. Ciò non significa che sia contrario a questa legge anzi la legge pone dei limiti non per piacere di proibire, ma per tutelare alcuni valori.

Non bisogna porre limiti alla conoscenza, ribattono i positivisti. Un figlio è un dono, non un diritto dico io. Bisogna, insomma, convincersi della priorità dell’etica sulla tecnica del primato delle persone sulle cose, della superiorità dello spirito sulla materia. Con questo non significa che si deve mettere in discussione la ricerca scientifica in quanto tale, ma solo evitare che la scienza possa arrogarsi il diritto di “stravolgere” il corso dell’esistenza, o asservita al volere dei vari monopoli di mercato. Io ammiro estasiato alle leggi della natura perché la rivelo una mente così superiore. Tutta l’intelligenza unita degli uomini non è al
cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo. È il nostro egoismo che tiranneggia i suoi egoistici desideri. Indubbiamente questo sentimento è parente assai prossimo di quello che hanno provato le menti creatrici religiose di tutti i tempi di volere sostituire la natura o di dettarne le proprie leggi a noi stolti uomini così piccoli di valori.

 





La libertà di opinione 30/03
Provate ad esprimere una vostra opinione su di un tema attuale a degli amici, colleghi o conoscenti. Se le vostre argomentazioni corrispondono a ciò che l’opinione pubblica esprime, avrete un largo consenso come persona informata sui fatti e in linea con il sapere comune. Penseranno (i più pigri di riflessione) che siete ben informato, ma che in fondo è un vostro interesse personale e che siete sempre stato un gran lettore. Come se la passione per la lettura implichi l’essere informato ed avere una propria opinione sui fatti del mondo. Altri che come voi si informano attraverso i notiziari, la tv e altri giornali concorderanno e magari avranno le loro obiezioni esponendole. Io classifico senza pregiudizio le persone in quattro categorie o livello di comportamento per quanto concerne la libertà di opinione.

1) Realisti sono coloro che regolano il loro comportamento in base alla realtà che lì circonda.
2) Chi riesce e può astrarre dalla realtà pratica è un’idealista.
3) Chi non trova un motivo per cambiare le cose e preferisce lasciarle così come stanno, è un tradizionalista.
4) Per chi invece le novità sono un motivo di interesse e buon uso lo considero un progressista.

A volte siamo un insieme delle quattro categorie da me sopra esposte, e questo è positivo, in quanto attraverso le proprie esperienze pratiche posso si creare qualcosa di nuovo ma sopratutto allargare i miei orizzonti e di chi mi circonda esponendo le mie idee. Senza progresso non vi è sviluppo e perché abbandonare le sane tradizioni, senza per questo perdere il senso della realtà? Inoltre solo l’idealismo dei vari pensatori ha permesso lo sviluppo in nuove idee che hanno poi cambiato il corso della storia.
Questa mia libertà di esprimermi e forse incautamente giudicare, mi è data dall’esperienza nel quotidiano, nel vedere la sempre maggiore sudditanza delle persone, nei confronti del potere di chi possiede il sapere, e ci educa alla non riflessione sin dalla prima infanzia. È difficile trovare degli interlocutori validi che esprimono le proprie vedute su qualsiasi tema senza essere inquinati e condizionati dall’appartenenza, strato sociale, interesse personale ecc… Una definizione filosofica sulla creatività dell'uomo, è il modo in cui l'uomo si inserisce nel divenire, la creatività è il divenire dell'uomo. Per tornare alla libertà di pensiero, oggi essa si esprime ai seguenti livelli:Nel proprio livello individuale tra le quattro mura, in famiglia o conoscenti, oppure nell’'ambito sociale. Il primo è il più semplice e realizzabile. Mentre il secondo è praticamente impossibile se non si ha una vita socialmente definita in ambito associativo, politico o legato ad altre forme di potere. Il potere personale di espressione è una libertà di un tipo tutto particolare. Essa esiste solo se i giornali, gli organi di informazione in generale, hanno il potere, la capacità e la volontà di opporsi al potere. Ma aimè noi spesso siamo solo dei lettori e ripetiamo ciò che altri opinano.
La libertà di opinione è dunque un potere per contrapposizione, per contrasto: se la mia opinione è compiacente, infatti, essa finisce molto rapidamente per non contare più nulla, per non avere più peso. Libertà di opinione vuol dire dunque, alla fine, solo e sempre libertà di criticare i poteri. In una democrazia la verità non è in linea di principio monopolio di alcuno. Proprio per questo è necessario essere educati a non concedere a nessun organo troppo potere di opinione, onde evitare un monopolio delle idee che in sintesi significa uccidere la nostra espressione di libertà. Ma sappiamo tutti che la realtà è diversa da questo mio idealismo di primavera.

Cosa dice la legge a riguardo della liberta di opinione:
1. Ogni individuo ha diritto a non essere molestato per le proprie opinioni.
2. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di espressione; tale diritto comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, senza riguardo a frontiere, oralmente, per iscritto, attraverso la stampa, in forma artistica o attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta.
3. L' esercizio delle libertà previste al paragrafo 2 del presente articolo comporta doveri e responsabilità speciali. Esso può essere pertanto sottoposto a talune restrizioni che, però devono essere espressamente stabilite dalla legge ed essere necessarie:
a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui;
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell’'ordine pubblico, della sanità o della morale pubbliche.

Quante persone conosco personalmente che esercitano questo diritto? Nessuna! Cosa ci impedisce nell’espressione di opinare? La mancanza di informazione, personalità, tempo, coraggio, timore, scarsa fiducia o semplicemente pigrizia? Probabilmente non frequento gli ambienti giusti? Da che mondo è mondo, il potere (politico, economico, culturale) ha sempre voluto controllare l’informazione. Oggi abbiamo più libertà di quanta abbiamo mai avuta nei millenni o secoli trascorsi – o anche solo sessanta anni fa. Ma questo non significa che abbiamo una piena e completa libertà di informarci, e di comunicare, come vorremmo. Inoltre senza una meta precisa di cosa vogliamo esprimere senza che non ripetiamo concetti già espressi, riempiamo il calderone delle informazioni superflue che già oggi invadono il nostro pianeta. L’imperativo di oggi è; non perdere mai il coraggio di sentirsi esseri pensanti superiori al mondo sempre più esteriorizzato e meno intellettuale. È questo il vero progresso da conservare come tradizione millenaria ovvero la capacità di pensare con il proprio cervello. Possedere la volontà di creare un nuovo modo di essere in cui si esprime pienamente la propria libertà, e cioè la creatività dell'io, di là dal convenzionalismo morale e sociale cui è ora sottoposto, codificato in imperativi religioso-sociali.




I mass media oggi 20/03
La comunicazione è intesa come uno scambio di sapere, di emozioni tra due o gruppi di persone. Dovrebbe avvenire uno scambio di ruoli in cui le due persone hanno lo stesso ruolo comunicativo, possono interrompersi, correggersi, chiedere informazioni su quanto è stato detto, eccetera e, seconda caratteristica, la partecipazione a questo scambio comunicativo. Una semplice trasmissione di dati è invece informazione, ed è ciò che oggi rappresentano i mass media. Le comunicazioni di massa implicano innanzitutto
l' emissione da un centro ad una massa, appunto, ad un numero notevole di recettori.

Oggi questo avviene o su carta stampata, la televisione, libri ma sopra tutto tramite internet. Internet a differenza degli altri mezzi tradizionali il ricevitore/lettore di informazioni ha la possibilità di rispondere, interagire tramite dei forum ai più svariati argomenti, partecipando a delle inchieste ecc.. Di fronte ai cosiddetti nuovi media i più tradizionali ormai sono in mano alle industrie, che per decenni hanno causato un degrado intellettuale e morale attraverso le tv commerciali o anche statali, che pur di aumentare i loro introiti ci hanno intossicato convincono e strumentalizzandoci sul concetto sbagliato di benessere e felicità. Non è più con lo studio, il sacrificio e l' onestà che si ottiene successo ma dall 'apparire e dalla furbizia. Per fare i soldi bisogna ingannare, fare ridere e dare emozioni forti e sopra tutto vendere con degli indici di ascolto sempre più alti. In questa industria di consumo che produce beni in serie, sostituibili l' uno con l' altro sul mercato, che hanno una finalità esplicita diretta ma non una finalità duratura e pratica, si segue una strategia di simboli che costituiscono, quello che normalmente viene definito come immaginario, più o meno collettivo. Nascono così quei prodotti di successo imposti dal mercato che non ci convinciamo di necessitare. Il fatto di non comportare una vera conversazione con l' utente, un vero colloquio, un vero dialogo con l' utente, fa sì che chi trasmette abbia la possibilità di lavorare unicamente ai suoi interessi, che possono essere interessi economici, interessi politici, interessi ideologici. I rischi di falsità e di manipolazione sono all 'ordine del giorno naturalmente. I media danno informazione, i media arricchiscono il sapere, con tutti i limiti che abbiamo visto prima. Se poi noi stessi ci poniamo dei limiti di mancanza di ragionamento indipendente, è perchè siamo già troppo influenzati dal tanto subire questi flussi demenziali di dati che invadono il nostro quotidiano. Come agire onde evitare la demenza totale? Innanzitutto l' utenza deve essere informata sui media, saperne valutare i gradi di manipolazione, eccetera. Formarsi una opinione propria tramite delle buone letture su dei temi di interesse personale, senza seguire i temi o le mode del momento. Nutrire il propio spirito di una "religiosità" nella ricerca delle verità sulle cose del mondo, nel sociale, scientifico, filosofico ecc. Mai come oggi è consentito alle masse di appagare la loro sete di conoscenza, mai come ora è a disposizione di tutti la possibilità di completare in autonomia la propria formazione culturale e professionale, soddisfare le proprie curiosità, usare il tempo libero in modo creativo e gratificante, partecipare "da vicino" e "in diretta" agli avvenimenti internazionali. Il pericolo maggioreè di venire narcotizzati da programmi televisivi che mirano allo stordimento e da pubblicazioni che incitano al conformismo consumista. Fermarsi a riflettere in silenzio, ascoltarsi, formarsi un giudizio nella quiete di un 'attenta meditazione personale; forse molti hanno abdicato per sempre al proprio spirito critico. Ciascuno è libero di scegliere secondo le proprie inclinazioni, il proprio sviluppo emotivo e culturale, la propria storia personale, il proprio senso di responsabilità. La nostra sarà anche un' epoca di declino e di crisi, ma a mio giudizio ricca di opportunità per tutti.

 



Premessa ai mei commenti di un mondo malato 10/01
( il nostro, purtroppo )

Cercherò di non essere brillante o minaccioso, distruttivo forse un pò esibizionista con l’intento di generare apprensione. Vorrei che il risultato fosse semplice e diretto che la mia purezza della visione sul tema che affronto resti infantile e ovviamente legato alle informazioni raccolte. Non potrei parlare per esperienza diretta in quanto non noto nessun cambio del mio fisico per il buco nell’ozono, o cambi di omore per l’aumento del consumo di energia.



Siamo fottuti! 08/01
Il punto più vulnerabile del pianeta è l' atmosfera. Se non proteggiamo l' atmosfera, i raggi ultravioletti ci friggeranno come formiche sotto una lente. Il riscaldamento globale estinguerà gli orsi polari entro il 2100. La Terra dovrebbe essere come un immenso bar in cui non è permesso fumare.  Perché non usiamo la stessa teoria quando si tratta del pianeta Terra? Siamo fottuti!-
Ma non si parla troppo di queste cose in tv perchè l' ambienteè lento. E non è una notizia come lo tsunami o qualche terremoto catastrofico. Quelle sono notizie perfette per i media. È più comprensibile. L' atmosfera non è una minaccia immediata come una legge di qualche politico di turno, ma è importante. Perché negli ultimi 50 anni, questa nostra preziosa atmosfera si è assottigliata del 40%.

Moriremo tutti! Chi se ne frega tanto la nostra generazione perlomeno potrà sfruttare i propri sudori fatti di case e beni che quando la natura ci fotterà avranno solo valore per i libri di storia delle prossime forma di vita che popoleranno questo pianeta. Magari un giorno razze alte due metri di insetti forniti di intelligenza più evoluta della nostra ricorderà quella stupida razza che in modo masochistico si anniento da sola, credendo di potere controllare tutto. Siamo fottuti!



Il clima cambia noi no 02/01
Il tema attualmente più diffuso tra i media di mezzo mondo è il cambiamento climatico, che secondo fonti autorevoli porterà a delle mutazioni al nostro ambiente e a delle trasformazioni per niente rassicuranti per noi esseri viventi.

Le api che si nutrono di prodotti geneticamente alterati (OGM)  non li apprezzano. Sono rimaste indietro. Non si sono evolute. E’ difficile stare al passo con noi esseri umani. Il loro scarso apprezzamento è tale che, dopo un po’, muoiono. Prima di morire le api lanciano un messaggio: Stiamo scomparendo. L' orso polare trovando sempre meno foche da cacciare per nutrirsi, non si incazza ma si estingue. 

Gli Stati Uniti hanno sterminati campi di (OGM)“ Organismi Geneticamente Modificati“  che sono più della metà di tutte le coltivazioni OGM mondiali. Quasi 50 milioni di ettari sudi un totale di  90 milioni. Per vincere la fame nel mondo. Dicono. O forse per esportarla, come la democrazia. Noi europei, cinesi o indiani tra non molto li imiteremo.

 La Terra soffoca per l' inquinamento e il clima sembra impazzito: nell 'ultimo ventennio la temperatura media è cresciuta di quasi mezzo grado e gli eventi meteorologici estremi (uragani, alluvioni, ondate di calore, siccita) si sono fatti sentire con frequenza preoccupante. Secondo quanto letto dal rapporto di una commissione Europea tra qualche decennio il sud dell 'Europa sarà desertificato e le nostre vacanze balneari saremmo costretti a farle nei mari del nord dove il clima sarà più sopportabile. Niente più vacanze tanto sospirate nella nostra bella Italia o in Spagna, ma al nord dimenticando la nostra amata pizza in cambio di una porzione di crauti e würstel.
 
Eppure nonostante tutto questo flusso esagerato di informazioni (che sbornia) che da circa 25 anni io regolarmente leggo solo adesso il parlamento europeo e quelli di alcuni stati cominciano a muoversi. È paragonabile alla sigaretta che tutti dicono, leggono e sanno quanto sia dannosa eppure quanti milioni fumano? Cosa ci succede realmente quando ignoriamo tutti questi avvertimenti?

1) Non ci sentiamo direttamente coinvolti
2) Non ci riteniamo direttamente responsabili
3) Ignoriamo o evitiamo tutte queste brutte notizie pensando al pessimismo di chi le scrive
4) La nostra indifferenza ci porta a pensare che ci sono cose più importanti
5) Le informazioni spesso contraddittorie delle varie fonti di scienziati ci confonde

Potrei elencare decine di altri motivi per ognuno di noi, eppure la natura non scherza, mentre noi uomini con essa eccome!!! Non mi sono trasformato improvvisamente in un ecologista essendo anche io responsabile come tutti voi, ma vorrei trasmettere questo mio sentimento e di amore verso il mondo che ci circonda. In fondo esiste un' unica e sacrosanta verità che io ritengo la più autorevole; Siamo tutti menefreghisti e troppo concentrati nel nostro piccolo mondo per capire non solo il clima che cambia, ma in genere oltre alla cultura creata artificiosamente dall' uomo, anche e sopra tutto l' ambiente. Abbiamo dato nomi e catalogato tramite le varie scienze la natura sviluppando dalla ruota al cellulare delle tecnologie che ci illudono possano riempire ogni nostra carenza o necessità fisica ed emotiva. Chi di voi scrive più a mano una lettera, legge libri, tiene giornalmente in esercizio il propio fisico, si nutre sanamente, non fuma, beve ec...???

Dovendo seguire il propio istinto e non quello dettato da chi muove capitali per cose in maggioranza aberranti, potremmo accontentarci con molto meno. Ma dubito che possiamo ritornare indietro per condurre una vita meno adagiata ma sicuramente meno stressante per madre natura, che veramente ne ha piene le scatole di noi piccoli esseri distruttivi.

Il cambiamento climatico è un problema globale, eppure il contributo personale di ognuno di noi può fare la differenza. Anche semplici gesti quotidiani possono aiutare a ridurre le emissioni senza pregiudicare la nostra qualità della vita. Anzi, facendoci risparmiare.

La campagna (clicca per accedervi)

La campagna della Commissione europea Sei tu che controlli i cambiamenti climatici sta aiutando molti cittadini a dare il loro apporto personale alla lotta contro i cambiamenti climatici. Salutoni ecologici

 

 

 

Copyright © pluchinik.ch 2003 all rights reserved.
Last modified Mai 1, 2013