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il mio Zarathustra

Indice

2013

Demenza digitale

Tutti siamo colpevoli

Miti errati

Il nuovo progettista

Il vecchio progettista

Le stelle cadenti

Un ritorno del pendolo?

Patriotismo globale

Libertà è partecipazione

Elezioni bistrattate

2012

Il fenomeno Occupy

Europa liberticida

L'oppio dei popoli

Il Titanic politico

I'origine dei debiti

Il tempo del non tempo

Assuefazione tecnologica

2011

Cittadini equizzati

Interessi Nazionali

Incubo estivo

Metafora sui giovani

Sfere private defraudate

Energia vs Democrazia

Le vicende mediatiche e noi

Il cavallo sanremese e il bunga-bunga

Per noi polli felici

Le mie formule inesatte

Inizio d'anno improvviso

2010

Un problema di attori

Anime spente

Omolagazione delle menti

L'angoscia dell'anonimato

I vecchi tempi

Incognite elettorali

Linfe vitali

2009

Chiacchere sul Natale

La crisi è finita

Noi viandanti del web

L'uomo subordinato

Timori e diffidenze

La decrescita
un'eresia?

2008

Armagheddon sull'economia globale

Sul razzismo globalizzato

Coriandoli di piazza

In mano ai calabroni

Evasione dalla natura

Educare rende forti

il saggio disubbidiente

La situazione nel 2008 è buona



2007

L'esaltazione della durezza

La civiltà degli Outlet

La bontà fraintesa

Cogito ergo non sum

Virus anarco-individualismo

Evasioni Estive

Follie Estive

La nostra agenda

Compito di genitore

Salvare il pianeta


Mamme con la valigia

La libertą di opinione

I mass media
oggi


Premessa ai
mei commenti

Siamo fottuti!

Il clima cambia noi no

2006
Noi emulatori
del potere

la proprietą privata

la diffidenza

Il sentimento
del "noi"

Essere gaudenti

La pubblica ottusita

Il valore
delle proprie convinzioni

pensieri di primavera


2005
Voto per corrispondenza

2004
Riflessione
di fine anno

Il mio Modo

Natale

Contro
corrente


Stiamo
Invecchiando


Lettera agli
amici







La mia pagina
su Nietzsche

 
 

Il mio Zarathustra vuole essere una finestra sul mondo per comunicare
con degli spiriti liberi, e bisognosi di potere esprimere in piena sinceritą
il proprio pensiero.  Mario Pluchino / 12 Novembre 2004
 


Generale

Periodo 2013

Demenza digitale 21/12
I media digitali sono da anni parte della nostra cultura. Essi aumentano la nostra produttività, facilitandoci la vita, e in più sono un ottimo mezzo d' intrattenimento. È a tutti consapevole che in ogni settore della nostra società senza l’elaborazione digitale delle informazioni, l’intero sistema crollerebbe. Da quasi trent’anni lavoro nel settore informatico e non è mai stata mia intenzione combattere o volere eliminare la tecnologia dalla mia vita. Non avrebbe alcun senso ritornare al passato quando esistevano (per fare un esempio) gli elenchi telefonici, e la ricerca era faticosa e spesso incompleta. Ogni servizio era disponibile unicamente attraverso una chiamata dal proprio telefono fisso, e ciò era dispendioso in ogni senso. La mia ragione contraria e pessimista sono l’uso che ormai più della metà della popolazione mondiale ne fa. Ignoriamo consciamente che l’uso sproporzionato dei media digitali provoca dipendenza e vizio. Inoltre i danni si estendono anche a livello fisico (stress, insonnia, sovrappeso e altri effetto collaterali) e soprattutto mentale. Non essendo più impegnata, la nostra mente, s'impigrisce e addirittura varie aree del cervello si “spengono” per mancanza di sollecitazioni.

Direi che in sostanza non sfruttiamo appieno le nostre capacità intellettuali nel loro potenziale, appiattendoci la vita, e deformandola in pura decadenza mentale. Cosa peggiore e inaccettabile è il mancato controllo delle nostre vite, sempre più in mano delle lobby che controllano sempre più i mezzi informatici, e la tecnologia per l’uso durante il tempo “libero”. Da anni cerco dei nuovi spunti per la mia fame di scrittore di me stesso, ma mi rendo conto che affronto spesso gli stessi temi. Vorrei insinuare a me stesso che sono a corto d'iniziative letterarie, o che è giunto il momento di trovare nuovi stimoli con qualcosa di diverso e lasciare stare tutto? Purtroppo non perdendo il “vizio” della riflessione e osservando, leggendo sui vari temi che riguardano le attività umane, non posso fare a meno di considerarmi migliore rispetto al passato, proprio grazie al mio pensare a ‘alta voce (cioè scrivere). Ne parlo e riparlo senza insistenza per non allontanare troppo i miei collegi o amici, sul tema più ricorrente che si riassume secondo le vicende attuali, in questo modo. Mai lasciare agli altri il controllo della propria esistenza. Mai permettere di spegnere la mia mente critica lasciando che l’intero apparato tecnologico assorba a tal punto la mia mente, da farle credere che serve sempre meno. Per fare un esempio concreto di abbandono dell’uso cerebrale, capisco molto bene perché la gente ami poco la politica e l’impegno sociale, perché sempre meno persone giovani sentono il desiderio di intraprendere un cammino di studio o carriera sportiva. Il motivo ovviamente è soggettivo e criticabile da parte di chi mi legge, e vorrei sembrare provocatoriamente anarchico affermando, che ormai facciamo parte del sistema, diretto al consumo e all’educazione di non pensare per conto proprio sin dalla prima infanzia. Per ogni attimo della vita i cosiddetti “servizi” ci accompagnano, fino alla fine e prendere iniziative originali o dettate da istinti interiori, porta inevitabilmente al confronto degli altri che si lasciano trascinare dalle correnti della comodità, del non pensiero, del non ragionamento troppo impegnativo. Un contributo o stimolo fatale a quest’atteggiamento mentale, viene dall’uso delle varie droghe o vizi, che invadono sempre più la società in un circolo senza fine, in cui regna l’ignoranza e le persone cosiddette “colte” sono quelle che leggono molto, ma non si godono la vita, perché povera di contenuti materiali o di svago appariscente. I media digitali così come sono usati o consumati fanno parte del costume sociale, ed io li considero oppio per il popolo e distrazione verso una vita sempre più breve di ricordi o di prospettive da sognare. Il danno maggiore in tutto questo consiste che molte persone colte o informate, nella loro professione efficiente o per esperienza di vita molto saggia, sono ignare della loro infermità mentale e dei danni subiti in anni di demenza digitale, molto maggiormente di persone spiritualmente inferiori che pur vivendo una vita semplice e a volte spartana, coglie con felicità e gaiezza l’essenza della vita.

 

Tutti siamo colpevoli 12/10
Il 1° novembre 1975, alle quattro del pomeriggio, a casa sua, Pasolini rilasciò a Furio Colombo quella che sarebbe stata la sua ultima intervista, in cui, rispondendo alle domande del giornalista, riassumeva le sue argomentazioni su una serie di temi che l'avevano coinvolto e appassionato per tutta la vita.

"Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l'arena dell'avere a tutti i costi […] L'educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere.

Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere il padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto, nessuno li aveva colonizzati.

Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra in Borsa uso quella. Altrimenti una spranga.

Non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l'una contro l'altra. E noi, gli intellettuali, prendiamo l'orario ferroviario dell'anno scorso, o di dieci anni prima e poi diciamo: ma strano, ma questi due treni non passano lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c'è un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità."

Da questa ultima intervista a Pier Paolo Pasoni poeta, romanziere, drammaturgo, linguista, giornalista e cineasta, risulta una profondità di pensiero ancora così attuale da rabbrividire. Come già scrissi in “Homo Oeconomicus”, arriva quel momento di massima esasperazione, in cui disobbedire a chi stato ci impone uno stile di vita che va contro le nostre aspettative e ci peggiora l’esistenza, l’azione liberatoria rimane l’unica e ultima alternativa da seguire. “Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori”, scrive il poeta. Ma oggi risulta semplicistico e riduttivo, affermare che questo sistema sempre più tecnocrate e affidato alle macchine ci educhi e plasmi in esseri unicamente legati al denaro. Dove sono rimaste le proprie virtù mai del tutto esplorate e coltivate? Perché soprattutto noi italiani abbiamo così esasperatamente la necessità di capi carismatici? Questo modo tipicamente italico di delegare le nostre responsabilità, rivendicando unicamente (non sempre) i nostri diritti? Dal Berlusconi al Grillo di turno, veniamo soggiogati da dei venditori di fumo, che ci illudono di potere seguire sempre la strada più breve per raggiungere un proprio benessere di vita. Se poi chi ci rimette è la collettività o il malcapitato (lui avrebbe fatto lo stesso al mio posto), tanto male per chi subisce. L’importante e non venire soggiogati. Ebbene io vorrei tanto essere colpevole di corrompere soprattutto i più giovani, nel dire loro di non vendere le loro esistenze e illusioni e tantomeno il loro tempo ai social network, o di inseguire il facile guadagno. Ma di coltivare l’unica fonte di felicità che veramente abbia valore durevole, ovvero la propria virtù. Essere sempre critici e verificare di persona ogni affermazione sentita e urlata dai media, per formarsi una propria opinione. Essere profondamente conformisti è la prerogativa essenziale di coloro che non vogliono cambiare il sistema. Allora in guerra contro le idee di tale portata, portate più all’odio e al potere personale che all’amore e l’amicizia. Siamo tutti colpevoli di diffondere idee prese in prestito da altri ritenuti superiori, perché più autorevoli o famosi. Il vuoto che incombe e annebbia le nostre menti, ha origine dai vizi (o beni di consumo), che sembrano essere l’unico vero scopo. Riempiamo questi vuoti con le bellezze regalateci dal passato come la poesia, la filosofia, la musica e tutto ciò che in natura sa di volontà di potenza. Uniamo le nostre forze contro gli oppressori della conoscenza, rinunciando ai loro servizi inutili e lucrativi unicamente per chi li offre. Riscriviamo la nostra vita su dei muri colorati di immagini dettate dal cuore e dai sentimenti verso il nostro amore. Siamo colpevoli e osservatori ignari delle stagioni che la natura ci dona ciclicamente, perdendo il succo della vita che tanti doni potrebbe offrirci. Mettiamo da parte le nostre libertà schiocche e frivole per dedicarci ai bisognosi non di sole cure materiali, ma di consigli o esempi di vita. Provate l’ebbrezza nello scrivere di proprio pugno una poesia senza pretese, ma unicamente per assaporarne la bellezza che suscita nel nostro intimo. “Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere il padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto, nessuno li aveva colonizzati. scriveva Pasolini.

Spesso è proprio la gente povera quella più malvagia e ingorda delle ricchezze altrui, sebbene l’umiltà ancora decori le loro menti. Siano anch’essi colpevoli come noi tutti di tanta negligenza intellettiva. Come districarsi da tanta ignoranza senza pericolo di contagio? Dovremmo seguire il cammino dell’eremita che dopo anni di solitudine e meditazione si rese conto che niente era cambiato? Eppure niente in natura è statico, e così anche noi giorno dopo giorno seppure a volte logorati dalla monotonia della quotidianità, abbiamo bisogno di stimoli o di persone forti che ci indichino il cammino giusto per condurci alla serenità dell’animo. Non è deformando le nostre emozioni attraverso i sensi di colpa, che ci segnalano un disagio e ci rimproverano quando facciamo qualcosa che infrange il nostro codice morale, perseguitandoci fino a quando non ci attiviamo per rimediare con un gesto riparatore. Bisogna oltrepassare questa condizione culturalmente radicata dentro di noi, ed elevarsi a un nuovo tipo di uomo senza più troppe zone erronee, timori e mediocrità intellettuali.

 

Miti errati 10/08
Vi sono sempre stati ammiratori della guerra che, ne hanno esaltato il coraggio o addirittura la bellezza. In questa descrizione estetica della guerra si è mascherato ciò che di più atroce l’uomo trasformatosi in animale non razionale abbia mai escogitato e messo in atto verso altri esseri umani. Hegel ci ricorda che a differenza degli animali che uccidono per sopravvivere e quindi nutrirsi, l’uomo uccide altri uomini unicamente per la propria brama e riconoscimento della sua superiorità. Questa brama si afferma per volontà di potere di conquista. Scopo principale di ogni guerra nel passato e anche più recentemente, erano le conquiste del territorio, l’affermazione di una razza o cultura diversa. Spesso il popolo veniva condizionato tramite continue campagne propagandistiche, che un conflitto era l’unica possibilità per cambiare il proprio destino, per trovare la verità di se stessi, l’orgoglio ferito e la difesa del territorio e l’unico riscatto possibile per uscire dalla penombra del proprio destino. A ciò hanno contribuito in questa assurda teoria i poeti, romanzieri e i numerosi eroi cinematografici in lotta perenne contro il male, che naturalmente era poi il nemico di turno delle varie epoche. Le conseguenze in ogni epoca sono ciò che gli stessi film o notiziari con il dovuto linguaggio studiato ci presentano. I dannati di quelle terre assumono scarso significato, in quanto profughi emarginati senza alcun diritto, anzi colpevoli con il loro desiderio di sopravvivenza di espatriare per diffondere malcontento, disordine e criminalità a noi popoli pacifici e benestanti. Questo in brevi parole è il messaggio con cui veniamo indottrinati dalla televisione, cinema e senza sottovalutarne la portata dei videogiochi che intere generazioni hanno scoperto e consumato. È il terrore che i combattenti non possono confessare per non apparire codardi, dovendo al contrario apparire eroici e meritevoli di compassione, e solidarietà da parte di tutti noi che viviamo gli otre 50 conflitti attualmente in corso sul pianeta, dalle nostre comode poltrone.

Chris Hedges, corrispondente di guerra per il New York Times, scrive in proposito: “"Solo i morti hanno visto la fine della guerra", mentre i vivi non cessano di farsi corrompere da questo fascino oscuro.” E ancora, “Non sentiamo odore di carne putrefatta, non ascoltiamo i lamenti dell'agonia, non vediamo davanti a noi il sangue e le viscere che erompono dai corpi. Osserviamo a distanza l'ardore e l'eccitazione, ma non viviamo la paura che torce le budella. Ci vuole il caos del campo di battaglia, il suo rumore assordante e spaventoso per farci capire che la guerra ricostruita dai creatori del mito della guerra (poeti, romanzieri, cineasti) ha il realismo di un balletto.[…]”

Il patriottismo e il fanatismo spesso religioso sono unicamente una forma di copertura e auto venerazione collettiva, che quasi diventa una divinità e pertanto esige delle vittime e dei martiri. Questa visione della guerra è la visione messa in rilievo dalla parte dei potenti e di chi la guerra la fa e non la subisce. Il politico appoggiato dall’industria bellica deve fare i conti con l'alternativa alla pace. Deve cioè supporre che tutti gli uomini siano cattivi e che abbiano a manifestargli la loro malignità alla prima occasione. La guerra diventa strumento di difesa che deve essere sempre utilizzabile ma anche strumento di conquista quando necessario. Privarsi dello strumento guerra equivale a dichiarare morto lo stesso potere delle istituzioni e del mondo finanziario che vive e si appoggia a questa logica del conflitto.

 

Il nuovo progettista 12/07
Dagli anni 50 in piena guerra fredda le due superpotenze all’epoca l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, escogitarono oltre agli innumerevoli arsenali di armi di distruzione, vari sistemi di spionaggio e di controllo per permettere ai due contraenti, di essere pronti in caso di attacco del nemico alla difesa del territorio, evitando così la sconfitta e la conseguente supremazia globale del pianeta. Furono arruolati o riciclati i migliori scienziati dell’epoca, che contribuirono con le loro menti alla corsa contro il nemico comune nella seconda guerra mondiale (il nazismo), nella costruzione della bomba atomica. S’impiegarono tutti i loro sforzi nella costruzione di un sistema di difesa tanto efficace e allo stesso tempo distruttivo, che tennero il mondo in bilico per quasi cinquanta anni. Il nemico doveva essere demonizzato con ogni mezzo propagandistico e furono impiegate le migliori menti per escogitare tramite le più moderne tecnologie dell’epoca, una potenza militare mai vista prima nel corso dell’intera umanità. Per motivi ormai parte dei libri di storia crollò l’impero sovietico e intere nazioni vennero “liberate” al modello ancora vincente chiamato democrazia e mercato libero. Nacquero cosi in questi stati appena liberati dal comunismo nuove oligarchie che ancora oggi detengono un immenso potere e controllo politico ed economico. Nel frattempo l’unica potenza rimasta, gli Stati Uniti, avendo bisogno di tenere in piedi l’intero apparato bellico e i finanziamenti per la difesa, trovarono ben presto nuovi nemici e minacce per la loro brama di potere e supremazia. Ripresero così vecchie alleanze con quei paesi strategicamente ed economicamente interessanti, sia per le risorse energetiche come anche di supporto e occupazione “pacifica” militare. Entrarono così in gioco le lobby industriali. Solo nel 2010 il Pentagono ha distribuito 366 miliardi in contratti ad aziende americane. La rete d’interessi e connivenze che nasce da queste decennali abitudini ha impedito a qualunque amministrazione di mettere il naso negli affari militari. Non sono da meno tutte le altre nazioni cosiddette evolute, o quelle in via di sviluppo che comprano volentieri questi strumenti di guerra per mantenere da parte di feroci dittature il potere. Ovviamente i primi beneficiari siamo sempre noi nazioni per definizione giuste e progredite. Questo mantenimento del potere nelle gerarchie delle superpotenze è sempre più costoso e meno lucrativo delle nuove forme o strategie di predominio. Essere una superpotenza è, in effetti, costosissimo in tempo di pace. Il problema si manifestò per la prima volta con l'Impero Romano, che per l'appunto iniziò il suo declino sul fronte finanziario. Il problema di tutte le superpotenze è stato proprio quello di poter sostenere i costi di una strategia di sicurezza preclusiva per lunghi periodi di pace.

Sorge un problema di portata cruciale per le sorti di molti paesi legati all’industria bellica. T agliare è difficile! Il presidente Dwight Eisenhower sapeva quello che diceva quando parlava di «complesso militare-industriale». La lobby legata al Pentagono ha tentacoli ovunque. La Military Coalition è una rete di 33 organizzazioni che conta complessivamente cinque milioni e mezzo di iscritti e costituisce un gruppo di pressione potentissimo. Nel 2000 l’economia Usa valeva un terzo dell’economia mondiale, e le spese militari del paese erano un terzo delle spese militari mondiali, un perfetto equilibrio. Ma oggi l’economia Usa si è ridotta a un quarto di quella mondiale, mentre le spese militari sono salite al 46%. Esiste un altro modo o modello da seguire per non venire sopraffatti dalle nuove potenze emergenti come Cina, India e l’intero continente asiatico? È ancora vantaggioso per le prime economie mondiali occidentali seguire il modello statunitense, piuttosto che stringere nuove alleanze con le nuove economie emergenti?

Esiste un nuovo modello in cui finalmente anche noi cittadini apparentemente liberi di pensare e agire, possa dare benessere e giustizia sociale per tutti? La nostra democrazia ha la capacità di condurre gli stati verso un progresso globale, oppure in vista di un mostro sempre più avido di dominio come l’economia ne sarà succube? Non sarà che questo “mostro” ha già sviluppato un amorale egoismo collettivo, in cui dominano unicamente gli interessi personali?

Ancora rimaniamo sbalorditi ai Berlusconi di turno? Ad un terzo della popolazione che evade il fisco e mille altri affari illegali o spesso legali che permettono a pochi di arricchiersi sempre più, a spese di sempre più alte categorie di persone che peggiorano il loro stato esistenziale?

 

Il vecchio progettista 28/06
Credere che dietro l’evoluzione naturale vi sia un progettista dopo 150 anni dalla pubblicazione de “L’origine della specie” di Charles Darwin, è un’ipotesi preconcetta e triste da digerire per la comunità scientifica. A tutt’oggi nessuna scoperta è stata in grado di smentire questa teoria superando un’analisi rigorosa e razionale. Significa che dobbiamo opprimere le nostre domande esistenziali, affidandoci unicamente all’infallibile progresso fatto di innumerevoli scoperte e tanta tecnologia sempre più presente nelle nostre vite? La rivalutazione della filosofia dell’etica o della teologia non andrebbe in conflitto con la scienza. Tantomeno avrebbe il compito di risolvere numerosi problemi che affliggono il pianeta, come le guerre o la carestia per non parlare dei disastri ambientali. Insomma Dio non centra niente con la scienza seria, semmai sono i creazionisti che sostengono il contrario. Ma affermando i propri errori le comunità religiose di ogni provenienza ammeterebbero il loro fallimento e l’intero apparato di potere (anche finanziario) cadrebbe inesorabilmente. Se un popolo è tollerante e democratico, prima o poi potere politico e potere religioso si divideranno le sfere di influenza per divenire ben distinti e separati. Diversamente si va verso la "teocrazia" (come in Iran, che è un po' l'esempio più estremo).

Per tornare al progettista cui abbiamo dato il nome Dio, faccio un’ipotesi non per confutare l’ipotesi di un progettista, ma per fare uso della razionalità che la natura mi ha donato. Un tempo sulla Terra la vita non esisteva, e ci sarà un tempo in cui la vita sulla Terra non esisterà più. Un tempo questo pianeta non esisteva, e ci sarà un tempo in cui non esisterà più. Cosa prova questo relativamente al progetto? Nulla. Ci sono innumerevoli pianeti dove non esistono le condizioni necessarie alla vita. Cosa prova questo relativamente al progetto? Nulla. Il teista crede che la vita abbia un senso solo se un dio esiste, ma allora come mai appare così ovvio ad un ateo che qualunque cosa abbia un senso (se non addirittura di più!) se non esiste alcun dio? Perché l’universo sembra perfettamente comprensibile a un ateo o a un non religioso come un meccanismo regolato solamente da forze naturali e impersonali? Per evolverci verso conoscenze più alte e profonde sui meccanismi della natura, è necessario liberarci da questa zavorra del progettista e in genere di ogni dogma. La verità e i misteri della vita non risiedono nei cieli o paradisi, ma qui sulla nostra terra madre.

 

Le stelle cadenti 18/05
Ho letto con stupore l’Editoriale su La Pagina dell’ultimo numero, e dopo qualche titubanza non ho potuto fare a meno di esprimere il mio parere. Premetto che non essendo del M5S o di altri partiti, associazioni o movimenti, il mio parere è di un semplice osservatore ma appassionato della lettura e dell’informazione in generale. Segue gli eventi politici da alcuni lustri, ma mai come in questo 2013 ne sono indignato e me ne vergogno come la maggior parte dei cittadini credo, ormai increduli. Innanzitutto vorrei togliermi una curiosità che da anni mi rode. Gli articoli firmati “xredazione@lapagina” da chi sono scritti? Noi lettori o chiunque appaia sul vostro importante settimanale abbiamo l’obbligo di firmare ciò che viene pubblicato. Vorrei capire semplicemente la ragione di quest’anonimità. In un regime di libera democrazia l’interesse generale all’informazione implica pluralità di divulgazione, e la mia impressione è che i vostri commenti sulle vicende politiche italiane non lo siano. Quando dite che Berlusconi ha mantenuto buona parte della sua forza perché aveva delle proposte di cambiamento, faccio fatica a credere che dopo venti anni di berlusconismo si possa ancora fare certe affermazioni. Avete mai pubblicato le proposte sul vostro giornale del M5S o di qualche partito minore? Secondo voi, essendo tutte le reti televisive notoriamente di proprietà dei partiti, che da dopo le elezioni politiche diffamano h24 il M5S, come la chiamate questa? Libertà di opinione? Leggevo tempo fa che l'Italia è al 69esimo posto nella classifica della libertà d’informazione secondo il rapporto del 2013 di Freedom House (quella vera). Un Paese giudicato semi libero. Ci precedono, tra gli altri, Ghana, Nauru, Papua New Guinea, São Tomé e Príncipe, Isole Solomon, Samoa, Tonga, Namibia e Guyana.

Le televisioni influenzano il giudizio degli italiani più di qualunque altro media, i giornali sono infatti poco diffusi sia come numero assoluto, sia in relazione alle altre nazioni europee. Appurato che l'informazione in Italia è manipolata, filtrata, schierata, adulterata, la massima responsabilità è delle televisioni e di chi ne fa parte o ne è il mandante. Sarebbe interessante sapere, a parte Gianni Farina
che leggo sempre con interesse e simpatia, chi dei vostri editorialisti non è di parte. Poiché avreste dovuto rendere evidente sulle elezioni amministrative, non era la “caduta” di Grillo, ma che Il 50% o poco meno non ha votato. Chi l’ha fatto credo sia parte del restante 50% che in Italia vive di politica (mezzo milione), impiego pubblico (4 milioni) e i quasi venti milioni di pensionati.

Il 50% di quelli che non ha votato sono ovviamente (senza l’ausilio degli esperti) i cassintegrati, gli studenti, gli autonomi e l’esercito di precari che non avendo avuto delle valide scelte, preferiscono andare allo stadio, sulle nevi o starsene in casa per i fatti loro. È come se esistettero due Italie. Quando la prima Italia diciamo, interessata giustamente allo status quo non avrà più il contributo fiscale dell’altra Italia (che si è astenuta dal voto), crolleranno ancora di più i consumi e scomparirà del tutto il potere di acquisto degli italiani. Forse solo allora vivremo il “si salvi chi può”. Senza volere fare di tutta un'erba un fascio, dicendo che al di fuori del M5S sono tutti dei parassiti, vi sono tanti onesti lavoratori che operano nel settore pubblico, in quello dell’informazione e addirittura tra i politici. È facile cercare le gaffe e le contraddizioni del M5S che non sono state poche ma, Il Movimento da ciò che ho letto e potuto osservare, è stato coerente con gli impegni presi in campagna elettorale.

Mandando in crisi il PD, e facendo uscire allo scoperto Monti e Berlusconi, che alla fine, proprio a seguito dell'azione del Movimento cinque Stelle, hanno finito per accordarsi e realizzare l'attuale governo. Che cosa poteva fare di più in questa fase, e con soli tre mesi a disposizione il M5S? Ha restituito i milioni del finanziamento pubblico e proposto nel suo programma: Abolizione delle province, Abolizione dei rimborsi elettorali, Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti, Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica, Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo, Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato, Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali. Ovvio che nessuno abbia voluto fare degli accordi con il M5S! Secondo il vostro editoriale, Grillo e il suo movimento non avrebbero uno straccio d’idee e proposte? Vi sembrano poche quelle sopra elencate che tra l’altro non sono neanche tutte? La verità su Berlusconi è scritta in decine di libri sul tema e gli oltre trenta processi a suo carico, più di 1000 magistrati impegnati e voi ancora scrivete che aveva mantenuto la sua forza perché aveva delle proposte di cambiamento! Non sarà il M5S o Grillo a spodestare la partitocrazia attuale in Italia, che in pratica si è sostituita alla volontà popolare e sottratta al suo controllo e giudizio (ciò era avvenuto già con Monti). Qualche giorno fa il premier Letta disse che i conti dello stato erano stati giudicati come positivi o perlomeno migliorati dai mercati europei. In realtà l’attuale finestra benevola dei mercati è ingannevole. I mercati e l'Europa ci stanno concedendo qualche mese di tempo per accelerare la cosiddetta "domesticazione" del nostro debito pubblico. Come succede in Giappone e come sta avvenendo in Spagna, dove sono già scesi dal 45% di debito in mano estera nel 2011, al 29% nel 2012, quasi tutto il debito che adesso è in gran parte in mano estera sarà tornato in Italia. Con le banche sommerse di debito pubblico l'impatto drammatico che ne deriverà sull’economia italiana e sul futuro dei suoi figli, lascerà il bel paese miseramente più solo e povero al proprio destino. Senza polemizzare ma aprendo se è il caso, un sano e libero dibattito tra altri lettori, io credo che nessuno debba restare indietro. Il cittadino deve essere il centro della politica, e va garantita a tutti una vita dignitosa. La salute, la scuola, le pensioni, la protezione sociale, l'ambiente, il recupero del tempo per vivere, queste sono le priorità! Non gli armamenti, le grandi opere pubbliche inutili come la Tav, le missioni di guerra in Afghanistan o i finanziamenti a partiti e giornali, alle banche e alle pensioni d'oro. Dobbiamo prenderne atto, anche se la stampa (voi compresi) cerca di minimizzarlo, che una parte del popolo è entrata in parlamento a vigliare su tutte le malefatte. Unico caso nella storia parlamentare. Fino ad oggi il popolo delegava gli elettori, gli elettori delegavano gli "onorevoli", che a loro volta delegavano i governi. Ora, semplicemente ogni provvedimento potrà essere varato solo se la parte di popolo che siede in Parlamento potrà verificare che non si tratti di truffe, o di leggi incomprensibili o ad personam. Ovvio che i media taceranno tutto, ma per questo c’è la rete. Nell’interesse di tutta la comunità e anche di noi italiani in Svizzera, non potrà che essere un bene questo mutamento epocale. Schierarsi non avrà più senso dato che le stelle cadenti, se non vi sarà, una drastica mutazione dei costumi e della mentalità furbesca saranno tra noi tutti.
Democraticamente parlando.

 

Un ritorno del pendolo? 02/04
Nel mondo globale, la nostalgia di un radicamento locale è sempre più forte. L’acquisto di merci uguali, l’utilizzo di una lingua universale che, di fatto, soppianta quelle nazionali, è un processo lento ma inesorabile. Ecco che potrebbero riprendere vigore le vecchie tradizioni come la lingua dei padri, il dialetto, le specialità culinarie e tante altre tradizioni non del tutto perdute. Epurato dalla sua corazza collettivistica, l’amor di patria ne uscirebbe più genuino e spontaneo. Non più in nome della guerra al nemico come in passato, bensì come attiva corresponsabilità e amore nei confronti dell’ambiente proprio. Come un ritorno di una cultura tramandata, per rinnovarne gli effetti positivi. Un sano patriottismo in lotta per arginare l’omologazione ormai dilatante che ci rende tutti uguali. Che cosa deciderà i nostri destini nei prossimi decenni? Un patriottismo nostalgico di stampo nazionalistico o il multiculturalismo sorretto da un pensiero debole di valori tradizionali? La molteplicità è una realtà irrinunciabile ormai, prodotta dallo scambio delle merci, mode e dalla grande mobilità che ne consegue. Per non parlare delle grandi migrazioni di popoli prevalentemente dalle regioni del sud, verso paesi più ricchi nel nord del pianeta. Io spero che prevalgano i valori patriotici che per amor della patria, ci liberino dalla grigia omologazione globale, che avrà secondo le mie riflessioni un ritorno di una società allo stadio tribale.

 

Patriottismo globale 28/03
In nome del patriottismo, durante i secoli sono stati compiuti massacri indicibili e infinite ingiustizie collettive. Durante le ultime due guerre mondiali, milioni di uomini sono stati mandati al fronte sacrificando la loro vita senza nemmeno sapere per chi e perché. In nome delle follie naziste e dell’impero sovietico, furono compiuti stragi e orrori che mai prima a memoria di uomo si erano verificati. In nome del patriottismo cosiddetto vero e autentico, i partigiani italiani e francesi si batterono per liberare la loro nazione dalle truppe del terzo Reich, e come non ricordare quelli ungheresi e cechi che lottarono per arrestare i carri armati russi. Abbiamo ereditato un ideale spesso negativo del patriottismo, e della sua interpretazione dominante secondo cui si associa il macello del ventesimo secolo. Si aggiunge un’evoluzione sociale ed economica che ha modificato e reciso notevolmente le radici dei popoli. Il cambio della società, che da agricola è passata a quella industriale, al colonialismo che ha in gran parte distrutto le culture dei popoli, per finire al mito dell’individualismo, mascherato come trionfo della libertà. In realtà questa forma di pensare ci ha sempre più lasciato in balìa del potere politico ed economico. In altre parole i nostri miti di libertà e individualismo hanno fatto si che il sentimento di appartenenza fosse sempre più minato e lentamente logorato verso la propria patria e origini.

 

Liberta è partecipazione 15/03
In questo continuo schierarsi per l’uno o altro partito, ideologia, simpatia la vita politica italiana e non solo, vive un momento di preoccupante svuotamento delle democrazie. Democrazie intese come principi di parità di diritti nelle varie classi sociali, diritto al lavoro per tutti e senza nominarli tutti, i vari strumenti che uno stato moderno dovrebbe offrire ai cittadini. In queste ultime settimane abbiamo assistito alla faccia peggiore dell’informazione, che con la bava alla bocca in modo rabbioso, sputa sentenze e predica menzogne con il solo intento di salvare il salvabile di chi detiene il potere. Premetto che non è mia intenzione fare dei comizi e sermoni di dove sia il giusto, e la ricetta miracolosa non la possiedo. Non mi convincono il movimento cinque stelle, che dimenticando le regole della democrazia chiede e lo otterrà una nuova crisi di governo unicamente per mandarli tutti a casa. Secondo i Grillini e i loro due capi spirituali, l’unica soluzione è la rifondazione dell’intera classe politica. Arrendetevi gridava l’ex comico siete circondati!

Molti i meriti in questo marasma politico, il Grillo nazionale sono da menzionare ugualmente. Il nuovo che verrà dovrà in futuro confrontarsi con gli oltre cento parlamentari che siederanno alla camera e al senato. Si racconta che a Montecitorio hanno già tolto i cartelli agli ascensori che dicevano testualmente: “Riservato ai parlamentari”. Pare che anche gli impianti di Wellness avranno la stessa sorte. Insomma chi vorrà fare politica avrà meno previlegi, e si suppone sarà al servizio del cittadino per dare il proprio contributo nelle due legislature prescritte.

Saranno abbattuti i costi della politica, spariranno le auto blu, e finalmente anche per le cariche istituzionali verranno svolti dei processi regolari come per i normali cittadini. Tutto questo è un sogno direte voi, ma vi sono altre forze che paragonabili allo tsunami di Grillo, lo faranno sembrare un pivello. Einstein diceva che la terza guerra mondiale, sarà combattuta con pietre e bastoni. Io non credo proprio, anzi la vedo già in corso da un bel po’. Siamo ancora troppo legati ai nostri nazionalismi e crediamo che i paesi economicamente più stabili siano da emulare, per via delle loro virtù dei popoli e politici. L’efficienza tedesca, piuttosto che il benessere e la stabilità svizzera o il boom dell’economia cinese, ci fa sentire a noi italiani dei falliti. La corruzione e la crisi che ci hanno fatto impoverire sempre di più, dilagano a quanto pare solo nei paesi meno diligenti per quanto riguarda le stime della finanza. È veramente così? Da decenni ormai la finanza internazionale combatte la sua guerra per il predominio, per l’evacuazione delle democrazie e degli stati. Nessuno di questi macrorganismi o se vogliamo chiamarle multinazionali, deve rendere conto a nessuno. I suoi seguaci per non dire servitori sono gli stessi governi. In più hanno a disposizione i media, il cinema propagandistico che crea tendenze fra i giovani e non, l’incitamento al consumo che crea milioni di debitori e arricchisce sempre più le banche e svuota sempre più le nostre tasche. La guerra in corso si combatte nelle redazioni dei giornali, televisioni e agenzie di rating delle multinazionali. Tutto troppo complicato per noi che seguiamo il pifferaio di turno che promette un nuovo ordine, negando ogni inciucio con l’attuale sistema.

Vi spiego come sarebbe potuta andare diversamente l’elezione, e dare una vittoria schiacciante al movimento cinque stelle. Il caso della banca MPS è stato congelato dopo poche settimane altrimenti il PD avrebbe perso troppi voti. I vari scandali in casa della lega, per non parlare di Berlusconi e tanti altri schieramenti in parte coinvolti in casi di corruzione o associazione a movimenti criminali, sono messi a tacere. Lo stesso Grillo avrebbe secondo un giornale tedesco o reperibile semplicemente da internet, fu condannato per omicidio colposo a quattordici mesi di reclusione per l'incidente di Limone Piemonte, con il beneficio della condizionale e della non iscrizione . La condanna fu resa definitiva dalla IV sezione penale della Corte Suprema di Cassazione l'8 aprile 1988 . Questo episodio è stato ricordato nel 2005 per sottolineare che Grillo, condannato con una sentenza definitiva, non era legittimato a chiedere un " parlamento pulito ". A questa critica Grillo ha subito replicato spiegando che non si sarebbe mai candidato al Parlamento . Demonizzare le scelte politiche, la notizia non data e altre manipolazioni a noi pigri di informarci magari tramite dei buoni libri o la rete, rendono più facile racimolare i voti necessari a quei politici-camerieri che promettono la luna nel periodo di campagna elettorale. L’incertezza e l’ignoranza sono sovrane a noi più abituati a frequentare i centri commerciali piuttosto, che i centri culturali o gli incontri associativi e sociali. La guerra totale a chiunque si ponga fuori dal sistema a ogni livello, è “anti”, contro, no global. La globalizzazione della stessa politica e informazione di stampo fascista, che cancella le libertà individuali e le identità nazionali. Un risveglio sarebbe riconoscere questa cultura del predominio finanziario da parte dei super organismi globali. Credere che un’altra realtà sia possibile, partecipando e favorendo alla vita politica il proprio contributo. Basta delegare sempre agli altri i nostri destini.

 

Elezioni bistrattate 10/02
Siamo in piena campagna elettorale sia in Italia sia nella nostra Svizzera. Per anni noi comuni cittadini di serie b in questo paese, non avendo nessun potere decisionale viviamo o con la più totale indifferenza questo momento, o aggregandoci, secondo il proprio tornaconto a un dichiarato partito o movimento politico. Dico questo perché di risultati concreti, palpabili nella mia quotidianità ne vedo veramente pochi per non dire nulli. La politica è quella cosa che nasce come movimento allo stato nascente accompagnata da alcuni ideali, contrapposti ad altri ritenuti sbagliati e per questo da sconfiggere. Si crea un movimento in buona fede, armato dei migliori propositi e dopo averne scelto un leader il più possibile carismatico, credibile e mettiamoci pure onesto, si va “in guerra” alla ricerca del consenso a tutti i costi. Le strategie per ottenerlo, sono spesso dettate da delle promesse che raramente potranno essere verificate in futuro se realizzate in concreto. Essendo i media sponsorizzati dai partiti stessi che a loro volta sostenuti dal mondo finanziario, le opinioni, i sondaggi saranno da sposare agli interessi del gruppo che dovrà sostenere il principio da difendere. Tempo fa ho partecipato a una festa di quartiere organizzata splendidamente da alcune vogliose famiglie italiane. Verso la metà della festa sono entrati due rappresentanti di organizzazioni di migrazioni, cui non vorrei fare i nomi per rispetto del loro lodevole contributo per la nostra comunità. Ebbene dopo avere chiesto la parola, essere saliti sul palco, hanno iniziato a turno un monologo di circa dieci minuti a testa. Il tema era rivolto ai valori da difendere riguarda la cultura e i corsi di lingua sempre meno valorizzati sia dai concittadini presenti, per non parlare del nostro governo.

Dalla metà del salone era in sostanza impossibile anche leggendo il labiale capire le loro parole. I nostri rispettabili connazionali seguivano indifferenti le loro conversazioni, fregandosene vivamente di ciò che avevano da dire i due ammirevoli rappresentanti. Ecco in quel momento ho avuto l’immagine più limpida di come la politica o la cultura interessi a noi italiani. Più tardi furono svelati i numeri vincenti della lotteria che offriva ricchi premi comprendenti alcuni elettrodomestici appetibili, o in genere oggetti senza alcun valore pratico. In sala il silenzio più assoluto! Avendo quasi tutti un biglietto, in cui sperare di vincere il tanto desiderato televisore piatto o lettore cd, alcuni si agitavano poiché vi erano dei tavoli in cui per mancanza di rispetto verso la ragazza che con grande emozione urlava i numeri dei fortunati, si continuava a rumoreggiare.

Anche questo comportamento senza essere ripetitivo, rispecchia noi popolino bistrattato da chi detiene le leve del potere economico, in questo e tutti i paesi cosiddetti democratici. Nelle parole dei candidati per il rinnovo del parlamento repubblicano, si ascoltano imprese di veri viaggi in giro per l’Europa a scoprire mondi e culture per venire incontro alle esigenze degli italiani che “purtroppo” vivono lontano dalla loro “amata” patria. I candidati dichiarano di avere difeso e amato in tanti anni di attività politica e sociale, la comunità e i valori della nostra repubblica. Addirittura il Grillo nazionale dal suo sito segnala le tappe del suo viaggio in giro per l’Italia in camper, finanziato da offerte dei cittadini. Ai livelli “più seri” i vari Bersani, Monti o Berlusconi, possono fare affidamento su almeno trenta ore settimanali d’interviste preparate su misura con le domande già fatte prima, e senza pericolo di replica. È veramente e unicamente compito della politica, operare affinché l’Italia non vada allo sfascio? È sempre responsabilità della politica la crisi economica, lo sfascio delle varie infrastrutture statali, la situazione del lavoro e l’impoverimento della miglior gioventù? Leggendo a pagina ventinove dell’ultimo numero della Pagina sui finti poveri, noto che nessun politico a parte Grillo (ma non è un comico?), accusa noi del popolo, che con tutti i nostri difetti, ignoranze e furbizie, contribuiamo in modo clamoroso al malessere generale. Per motivi personali non ho potuto assistere all’incontro dei candidati della nostra circoscrizione, Avrei voluto esserci per ascoltare le loro idee e proposte. Ogni candidato credo avrà messo l’accento sull’importanza di difendere i diritti dei cittadini, incentivi alla cultura, legalità, voto all’estero, trasparenza, meritocrazia e imporre un limite di mandato dei deputati. Senza nessun proclamo politico, vorrei mettere l’accento sulla rabbia e frustrazione dei connazionali sui temi sopra elencati, di cui non si è mai trovata soluzione, e che danno origine a una manifestazione, organizzata esclusivamente in RETE almeno in Italia. Come per gli amici virtuali di facebook di cui preferisco il “face to face”, anche le proteste in rete rimarranno fine a se stesse, se non accompagnate da un impegno (non a tutti costi politico/sociali), ma di onestà in ogni ambito della propria vita, e di una sana protesta verso tutte le forme d’ingiustizia. Senza dimenticare che chi ha contribuito ha sprofondato il Paese nella miseria si muove con la scorta, l’auto blu, senza alcuna preoccupazione economica.

 

Periodo 2012

Il fenomeno Occupy 27/09
Occupy significa occupare o prendere. Non è un’organizzazione, bensì un’idea. Il principio è universalmente lo stesso. Esistono dei problemi che ognuno vede singolarmente, ma che da solo non può risolvere. La risposta a questo è: Discuterne insieme e analizzare per attivarsi insieme.

Uscire dal letargo e agire. Le motivazioni sono diverse, ma i mezzi, sempre gli stessi. Sia parlando della Tunisia, Egitto, Spagna o Israele o Stati Uniti, in ogni continente le persone prenderanno la situazione in pugno. Come? Occupando dei luoghi pubblici, discutendo e partecipando. Il movimento Occupy-Paradeplatz ha per esempio occupato il 15 di ottobre 2011 la piazza di Zurigo, aprendo un dibattito su di un cambio societario, politico ed economico da condividere insieme. In futuro non saranno più importanti il colore della pelle, l’appartenenza religiosa o lo strato sociale cui si appartiene, ma ciò che invece unisce.

L’occupazione del nostro spazio vitale da parte della tecnologia e del progresso ha preso possesso delle nostre vite, rivendico da anni. Essa la società moderna non riconosce che sono tutte delle persone, genitori, cittadini istruiti o meno, politici, scienziati, studenti o casalinghe. Alcuni sono più ricchi degli altri, altri senza lavoro o un tetto. Le diversità etniche o religiose sono molteplici, come i gusti sessuali. Noi siamo il 99% gridava uno slogan spesso in voga nelle piazze europee e americane durante gli ultimi anni della crisi economica. Dove sono finiti gli ideali che contenevano i seguenti contenuti?

Noi dividiamo una visione del mondo,

  • In cui ogni persona esprime ciò che vuole, dichiarando e scambiando il proprio pensiero.
  • In cui ci chiediamo sul nostro comportamento di consumatori.
  • In cui rivendichiamo una società dell’istruzione invece che dei servizi.
  • Nel quale abbiamo una società, economia e forma politica, in cui sia sostenuto l’ambiente, e in cui l’uomo sia al centro di ogni progetto e non come fine di guadagno.
  • Che possieda un sistema finanziario democratico e trasparente.

La lista è molto lunga, ma chi ne conosce i contenuti e principi possono come in un gioco continuarla e aggiornarla per conto suo. Lo scopo finale a mio parere, non è la protesta in sé o l’occupazione come incontro sociale tra cittadini insoddisfatti. Non è neanche uno sfogo o voglia di ribellione tanto in voga in età giovanile. Se in parte lo è diventata, è perché spesso che partecipa a questi cortei e manifestazioni, volendo mostrare il proprio malcontento, è di per sé in una situazione di scarso benessere o ha poco da perdervi. Dovremmo calare le nostre pretese di democrazia, per fare sì che tutti abbiano un lavoro e un reddito dignitoso? Sembrerebbe che sia l’unica soluzione, poiché benessere per tutti significherebbe che verrebbe a mancare l’ingrediente principale dell’intero sistema economico vale a dire il profitto. Senza sfruttatori e sfruttati dove sarebbe il guadagno, ribadirebbe il liberalismo? Esso infatti si fonda sul principio della libertà individuale, sul postulato economico del liberismo , sull'eguaglianza giuridica dei cittadini. A quale libertà ci riferiamo? Non andiamo sempre più in una direzione nella quale il mondo degli affari o in genere la borghesia, intenta a superare gli ostacoli giuridici e sociali posti dall'antico regime allo sviluppo economico e politico e che intendeva affermare il primato dell'iniziativa privata e individuale? In altre parole più comprensive. Senza sviluppo l’economia perde l’ingrediente del profitto, ma ne guadagna in stabilità e qualità di vita della maggioranza dei cittadini. Invece ci martellano da ogni angolo mediatico che l’unica strada da seguire sia l’austerità per riuscire a risalire la corrente, in modo che gli stati siano più credibili alle altre nazioni in cui le loro banche sono creditori. D’altronde questo sistema esiste da diverso tempo ormai. Il liberismo attribuendo allo stato maggiori funzioni nell'economia e nella società (banche, lavori pubblici e scuole), ha, di fatto, contribuito l’evolversi della situazione attuale nella maggiore parte dei paesi. Il fenomeno Occupy è lodevole e appassionante come idea, ma realizzabile in un’altra epoca (secondo il mio parere), in cui intere popolazioni e masse di disoccupati, senza tetto, affamati decidano di unirsi. Quando il clima e la natura poi chiederanno dazio, tra qualche decennio la situazione sarà tanto degenerata, che solo allora si capirà la forza dell’unione e della solidarietà. Solidarietà come necessità e non come gesto di amore. Di questo se ne occuperanno i nostri nipotini.

 


Europa liberticida
21/08
Da qualche anno a questa parte assistiamo a un sempre più crescente antieuropeismo. Il progetto ideato dai fondatori come il ministro degli esteri francese Robert Schumann, o Winston Churchill, l'ideatore degli Stati Uniti d'Europa. In seguito della Seconda Guerra Mondiale Churchill si convinse che solo un'Europa unita potesse garantire la pace. Nel marzo 1957 visto il successo del trattato sul carbone e l’acciaio, i sei paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) decidono di estendere la cooperazione ad altri settori economici. Viene così firmato il trattato di Roma, che istituisce la Comunità economica europea (CEE), o " mercato comune ", avente per obiettivo la libera circolazione di persone, beni e servizi al di là dei confini nazionali. Alla base di questa unione vi era l’idea dell’integrazione europea nata per far sì che non si verificassero mai più simili massacri e distruzioni. Oggi dopo tante vicissitudini che spetterebbero essere raccontate uno storico, mi meraviglio di tante esternazioni della politica e degli scontri di piazza tra manifestanti e forze dell'ordine, sui temi più ricorrenti quali la crisi economica e il sempre più grossi disagi sociali provocati dalla crisi economica. Si ritiene che andando in piazza le forze politiche sempre più in ostaggio dell'economia e della grande finanza, possa cambiari gli eventi o dare una pò di tregua ai cittadini sempre più sull'orlo del baratro. L'Unione europea sopraviverà alla più grande crisi dal Dopoguerra? Bruxelles possiede gli strumenti per difendere il continente dagli squali della finanza?

Non stiamo assistendo a dei governi che per tornaconti elettorali e scarsa lungimiranza politica intendono da questa situazione accrescere la distanza economica tra i Paesi, contribuendo a un’Europa sempre più a doppia velocità? Confrontando le numerose opinioni sparse un pò ovunque nel web o tramite dei buoni libri letti recentemente, mi sono fatto una semplice opinione dei fatti. Da uomo della strada la vedo cosi: Il modello attuale di Europa non mi piace e sono contrario che si insista di volere riformare un'Europa basata unicamente su dei principi economici.

Vorrei un'Europa unita nella lotta all'evasione fiscale, nella stipulazione di un codice penale unico che omologhi le pene, nella creazione di un esercito continentale unico, che sappia fare fronte in base a degli accordi alle varie crisi internazionali decidendo in autonomia, senza seguire le varie missioni di "pace" in difesa di territori ad'alto interesse economico e energetico. Vi sarebbe così una drastica riduzione delle spese per ogni singolo paese membro e si verrebbe così a creare una sinergia di forze e collaborazione attuabile anche a livello di lotta contro le varie organizzazioni criminose, di cui noi italiani siamo vergognosamente ben rappresentati e maestri. Vorrei delle norme in comune per tutelare l'ambiente o il riconoscimento di titoli di studio che permettano concretamente ai molti giovani di maturare delle esperienze lavorative fuori dei loro agglomerati statali. A cosa serve oggi potere viaggiare e trasferirsi in un'altro paese dell'unione per continuare

a fare il disoccupato? Vorrei dei diritti e tutele uguali sul lavoro, considerando la proposta di equità dei salari nelle varie categorie. Riducendo le delocalizzazioni finalizzate alla massimizzazione del capitale attraverso lo sfruttamento degli operai dei paesi meno sviluppati. Altra proposta in un'Europa meno liberticida, sarebbe un piano comune sull'energia. Decentralizzando come propone da diversi anni l'economista e consigliere personale sulle questioni energetiche di Romano Prodi all'epoca dell'incarico di Presidente della Commissione Europea di quest'ultimo. Parlo del signor Jeremy Rifkin di cui consiglio vivamente la lettura del suo libro "La terza rivoluzione industriale". Egli sostiene e ripete ad'ogni convegno a cui viene inviato ad'intervenire, un nuovo modello di economia sostenibile. Le sue idee di convergenza tra la comunicazione in rete e le energie

rinnovabili potranno creare una potente infrastruttura, base di una Terza rivoluzione industriale (cosi viene chiamata da lui), che cambierà radicalmente la nostra società, le nostre attività economiche, il nostro modo di lavorare e di vivere le relazioni sociali. Si parte da una decentralizzazione della produzione di energia, risparmiando sia sui costi di trasporto come nella salvaguardia dell'ambiente. Insomma ho riassunto solo alcune iniziative che vorrei l'Europa intraprendesse, rinunciando all'ormai inutile sovranità nazionale, ricordata anzi inculcata durante i grandi eventi sportivi tipo olimpiadi o mondiali di calcio, messi in piede unicamente dalle lobby finanziarie per pubblicizzare i loro prodotti e innescare un'incontrollata corsa di urbanizzazione e cementificazione programmata in nome dello sviluppo e progresso. Il pericolo che le varie culture e idiomi come le tradizioni regionali non verrebbero affatto messi in pericolo. Anzi vi sarebbe una reazione di riscoperta auspicabilissima delle culture e delle tradizioni locali. Ma il disegno politico attuato oggi dai vari governi europei, e tutt'altra cosa. Chi sostiene e controlla il capitale non ha nessun fine sociale e tantomeno morale da raggiungere. Di questo dovremmo tenere conto quando andiamo a votare o ne fare gli acquisti. Senza volere intraprendere battaglie ecologiche o di stampo marxista, vediamo e constatiamo con i nostri occhi dove ci sta portando la troppa libertà dei singoli. Parlo dei singoli che detengono il potere e il controllo di tutti noi bravi cittadini. L'ulteriore evoluzione dell'umanità non che si avvicini di nuovo allo stadio selvaggio, ma molti valori perduti verranno faticosamente riconquistati. Mi riferisco in particolare modo al rapporto andato quasi del tutto compromesso con la natura, o i modelli famigliari di un tempo ormai dimenticati. Affinché vi sia un'ordine che tenga sotto controllo le tirannie o le moderne oligarchie, è necessario stabilire regole meno liberticide. Nessuna religione e nessuna rivoluzione o "nuovo Reich" rifondati sul principio più consumato e disprezzato: L'uguaglianza dei diritti e dei voti. La vita è cattiva diceva il filosofo che è in me. Non è in nostro potere renderla migliore senza non servirsi dei benefici messi a disposizione dalla società. Usiamo gli strumenti a disposizione per creare un mondo meno umanizzato ma più in sintonia con le antiche leggi connesse con la biodiversità innata anche in noi di facilitarne l’interazione, per identificare i più importanti temi di largo interesse per la società in generale e quelli la cui rilevanza dal punto di vista scientifico e culturale ne richiede l’approfondimento, e per stabilire punti fermi nel quadro delle conoscenze relative alla evoluzione biologica umana.

 


L'oppio dei popoli
02/07
Mentre noi gioiamo per le imprese dei nostri eroi del pallone a Euro2012, l’atro SuperMario Monti è in stretta consultazione con la Merkel e decide quanto rimarrà nel nostro portafoglio alla terza settimana del mese. Il nostro presidente della repubblica intanto scrive una lettera a Prandelli c.t. della nazionale in cui lo ringrazia per le così calorose parole augurali che ha rivolto in nome dell'intera Nazionale, senza dimenticare il suo compleanno all'indomani della splendida vittoria di Varsavia contro la Germania. E se per caso avesse scritto queste parole ai lavoratori in cassa integrazione perenne? Napolitano direbbe: “Quello che ho trovato molto bello in tutte le vostre prestazioni nella giungla del mondo del lavoro italiano, è stato l'affiatamento tra 'vecchi e nuovi', lo spirito di squadra, la comune determinazione e generosità". Impossibile fare graduatorie: non c'è stato nessuno che non abbia condiviso l'impegno e lo sforzo, che non abbiano dato il meglio di se. Avere creato quel clima, aver saldato quella compagine è stata atto meritorio del ministro del lavoro Elsa Fornero. Avrebbe da buon capo dello stato distribuito elogi ai partiti e apprezzato la sobrietà e serietà dei loro commenti. Notando la consapevolezza dell'importanza dei risultati, senza retorica, senza trionfalismi, sapendo quanta strada resti da percorrere. Non è forse questo il discorso da fare per l'Italia e per la sua Nazionale di calcio? Per un momento ho dimenticato la priorità di oggi 1 luglio.

L'Europa è un’unione monetaria, in cui tutti gli Stati sovrani decidono sulle loro finanze. Sono liberi di far debiti e spendere come vogliono. Per entrare nella moneta unica noi, come tutti gli altri, abbiamo firmato un accordo per cui il debito NON doveva superare il 60% del Pil e il deficit non doveva essere superiore al 3%. Anche Germania e Francia l`hanno superato, arrivando però all'80% del PIL. Questo è il motivo per cui LORO pagano interessi più bassi, perché i mercati pensano che recupereranno i soldi. Per l'Italia credono che ci siano alte probabilità di perderli. Almeno dal punto di vista calcistico abbiamo battuto i crucchi ma ciò non toglie che quindi i tassi DEVONO essere più alti per noi spreconi.

Ancora meno dopo la sconfitta pallonara, nel trattato non c'è nessuna clausola per cui la Germania sia obbligata a sostenere i debiti degli altri. Gli euro bond significherebbero un aumento del 20% delle tasse per i tedeschi. La Merkel, eletta per fare gli interessi dei tedeschi, non vuole aumentare le tasse per aiutare i PIIGS.

I Maiali d'Europa, detti PIIGS , sono cinque: Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia. "Siam cinque piccoliporcellin, siamo cinque fratellin mai nessun ci dividerà, tralalalalà! ". Maiali contagiosi, portatori di peste suina. Una peste chiamata debito con cui hanno infettato l'Europa. Consoliamoci con la finale agli europei 2012, con gli altri PIIG.

Napolitano segue nella sua doppia lettera al ministro Fornero e Prandelli. “Esprimo la mia vicinanza e le trasmetto il mio incitamento - a tutti i ragazzi - per la prova conclusiva di (del) domani. Sono stato felice di essere accanto a voi a Danzica (Pomigliano), quando si trattava di superare la prima prova, di smentire facili pessimismi, di dimostrare che la squadra c'era', che gli azzurri (lavoratori) ancora una volta si sarebbero fatti onore in nome dell'Italia. Vi accoglierò in Quirinale con grande piacere al vostro ritorno a Roma lunedì”.

Un altro SuperMario si smarca dall’opinione comune di noi italiani poco affidabili ma furbescamente pronti nei momenti decisivi, chiedendo alla Germania di accollarsi i debiti di tutti. Ha proposto: se si vuole, si può fare l`Europa vera, con un governo unico tipo USA, politiche fiscali uniche, e poi mettere il debito insieme, e poi emettere Euro bond. Questo richiederà tempo, ma è l'unico modo per farlo accettare ai tedeschi. Se noi avessimo un presidente del consiglio come la Merkel, probabilmente non ci troveremmo in questa situazione. Non è certamente colpa dei tedeschi se abbiamo solo politici pagliacci.

Per la finale tra Spagna e Italia a Euro 2012 era presente a Kiev, il premier SuperMario Monti che nonostante l’embargo contro l’Ucraina per il caso di Yulia Tymoshenko , è stato molto deciso e ha detto che sicuramente la sua presenza non può mancare (alla faccia della coerenza). Almeno di quest’anno 2012 rimarrà un ricordo pallonaro inizialmente schioccato dall’ennesimo scandalo delle scommesse (vero Buffon?), ma finito a tarallucci e vino per l’ottimo cammino degli azzurri che Monti voleva fermare per alcuni anni dai loro doveri contrattuali e lo sconforto dei tifosi. Il dubbio rimane per noi italiani confusi, se preferire vivere di orgoglio sportivo o di una ragionevole incazzatura per il debito pubblico da pagare. Per chi tifare tra il due SuperMario? Male che vada questo Europeo la nostra dose di oppio calcistica ci ha distratto dai problemi reali. Dovremmo diventare tutti un po’ Super per migliorarci invece di delegare i nostri destini ai ricchi di turno. Dopo la sconfitta in finale vista alla Casa D’Italia a parte la delusione, per l’umiliante risultato ho fatto questa riflessione: Come sarebbe bello vedere una Casa D’Italia a Zurigo piena in ogni angolo (5 grandi schermi), anche per altre manifestazioni d’interesse sociale o culturale. Karl Marx diceva: "La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di significato". "È l'oppio dei popoli". Il calcio avendo sostituito la religione è insieme al nuovo Dio denaro il vero oppio per il popolo.




Il Titanic politico
20/03
Leggendo sul vostro settimanale nella rubrica dedicata alla politica, e confrontando sui media ormai più in uso dalle masse cioè la rete, risalta una differenza sproporzionata per quanto riguarda il grado di reale analisi e libertà di spazio di tutte le voci dei protagonisti. Leggo giornalmente il Corriere del Ticino e lo trovo per quanto riguarda i commenti e gli articoli sulla politica, economia e avvenimenti planetari, molto più neutrale e obiettivo della maggioranza dei quotidiani italiani, che giornalmente “sfoglio” dalla rete. Dopo gli innumerevoli scandali che si sono susseguiti in ogni partito, di cui sono stati pubblicati vari libri e trasmissioni di successo, la gente comune credo abbia capito da tempo, che la democrazia è diventata una merce di scambio. In una riflessione di Nietzsche sulla democrazia molto azzeccata e sempre attuale, il filosofo tedesco si esprime cosi:

“Il compito dell’intellettuale è battersi per una democrazia impolitica, vuota di contenuto positivo, distinta dalla politica come comunemente la intendiamo. Lo stato viene accettato dall’uomo unicamente come mezzo dei propri fini di realizzare i propri interessi privati. I governi dato il loro permanente stato di conflitto di interessi possono affermarsi solo per un breve periodo, e non possono in questo modo realizzare dei progetti a lungo termine. Da questo sviluppo risultano il fallimento dell’autorità dello stato e lo scatenarsi della privatizzazione”. Fine della citazione.

L’apparato democratico agisce da quarantena contro impulsi tirannici, e spesso vi riesce per un certo periodo di benessere comune. Una mia utopia democratica sarebbe:

Lo scopo della democrazia è garantire il più possibile indipendenza, indipendenza delle opinioni, del modo di vivere e dell’acquisto di beni. Questo ordine o stato verrà raggiunto unicamente eliminando i tre nemici dell’indipendenza, ovvero i nulla possedenti, i ricchi e il potere dei partiti politici. L’emancipazione della politica dalla religione e dalla tradizione, cioè da ogni pretesa razionale di dominio, è inevitabilmente relazionata con la caduta di strutture dinamiche quali l’aristocrazia e la monarchia. Il prezzo di questo sviluppo che ha certamente molti lati positivi, come l’aumento del benessere generale, una parità maggiore tra i sessi e un’istruzione universale accessibile a tutti, è l’aumento di differenze individuali come l’aumento del conformismo e di un livellamento e ridimensionamento dell’uomo. Questa mia interpretazione sul movimento democratico e politico, senza condanne o lusinghieri commenti, ha voluto spiegare un processo in apparenza chiaro a tutti, ma messo sempre più in dubbio da coloro che subiscono le varie crisi economiche di questi ultimi anni in Europa. È sempre più messa in dubbio la convinzione che noi siamo liberi di decidere la nostra posizione sociale. Una delle conseguenze più gravi di questa uguaglianza di diritti consiste, che ognuno in possesso di qualche potere economico decide la sorte di altre (le masse) persone, o fondando un partito oppure tramite i mezzi di comunicazione manipolando le idee e le decisioni. Insomma dovremmo avere capito la grandi bufale camuffate sotto forma di slogan durante le campagne elettorali, chiamate “uguaglianza” o “diritti da difendere”, “crescita” o “lavoro per tutti”! Non sarà forse che la democrazia è un fastidio per chi vuole decidere escludendo i cittadini?

Ascoltando le parole del politico di turno che davanti alle telecamere dice:

" Sono profondamente grato per l'atteggiamento degli italiani che nella pur grave sofferenza stanno dando una prova esemplare". E' come se Nerone si complimentasse per il comportamento dei cristiani mentre pregano nel Colosseo prima di essere sbranati dai leoni. Nessuno può decidere per noi, gridano i vari movimenti di opposizione, elencando i passi falsi del Premier Monti da quando ha assunto la carica. Più ci impoveriamo, più il debito aumenta e più aumentano gli interessi sul debito. Dopo sei mesi della cura Monti il debito pubblico è cresciuto e si avvicina ai 2.000 miliardi mentre l'occupazione è scesa. A chi paghiamo gli interessi? Da un sito che tratta di economia snocciolo questi dati preoccupanti: Il debito pubblico è detenuto soltanto per il 14,3% da famiglie italiane. L'85,7% da banche, fondi e assicurazioni e altri investitori. Il 46,2% all'estero, in prevalenza banche francesi, tedesche, inglesi. Gli unici ad avere subito dei tagli sono i cittadini, oltre all’istruzione e le strutture pubbliche sempre più in stato di degrado. E noi che ancora ci lamentiamo dei mancati contributi per i corsi di lingua e cultura!

Oggi una sempre più grande fetta della popolazione sfoga il proprio dissenso attraverso la rete (ecco perché non vogliono dare a tutti l’accesso alla banda larga). La televisione è controllata in ogni sua piccola parte dai partiti. I politici attualmente in apparente letargo sanno bene cosa vuol dire non disporre più di giornali e televisioni mentre sempre più nuovi movimenti stanno mettendo sotto processo il loro operato e le loro furbizie. Vorrei sentire anche su questo giornale una vera critica al nostro belpaese che ha un debito spaventoso creato dalla corruzione, dalla dilapidazione di soldi pubblici in Grandi Opere Inutili, dalla contiguità omertosa con le mafie che fatturano 130 miliardi all'anno e anche dell'evasione, ma i grandi evasori protetti dallo Scudo Fiscale sono stati premiati con il 5% di tassazione, mentre ai pensionati e ai disoccupati per qualche centinaia di euro viene pignorata la casa.

I motivi del Titanic politico sono i seguenti:

Avere sottratto il futuro a due generazioni, collusione con le mafie, di furto ai danni dello Stato con i finanziamenti pubblici ai partiti aboliti da un referendum. Aver dichiarato guerra alla Libia rinnegando la Costituzione. Avere nascosto la verità mentre sperperavate mille miliardi di euro in dodici anni finiti nell'attuale voragine del debito pubblico. Avere fino a un anno fa negato la crisi, per poi con il sostegno delle banche avere nominato senza avere interpellato il popolo sovrano, il nuovo governo Monti. Dove erano tutti questi professori e maghi della finanza in tutti questi anni di sperpero pubblico?

Con l’affermazione della globalizzazione e della cultura digitale, io ribattezzato il nostro tempo“ la fine della Storia”. Il mercato globale ha sostituito i valori d’uso con i valori di scambio, è tutto è diventato utilizzabile, manipolabile, convertibile e permutabile in denaro.

E inutile che io sottolinei che per fine della storia non intendo l’Apocalisse, la fine del mondo. Lascio queste fantasie horror a Stephen King. Intendo una mutazione antropologica che cambierà il nostro stile di vita e che pervertirà per sempre la sua qualità. Con la fine della storia l’umanità continuerà senza problemi a riempirsi la panza, fino a quando il consumo totale delle risorse terrestri sarà possibile e disponibile, e il divario tra le classi operaie sempre più deboli e i pochi ricchi che sempre più aumenteranno il loro potere facendone un baffo delle costituzioni e valori etici e politici. I (politici) padroni del nulla cioè dei debiti, si convertiranno in semplici operai per non venire riconosciuti, e noi individualisti sempre meno accaniti (seguendo il cattivo esempio), scopriremo per necessità il valore della collaborazione e solidarietà. Forse alcuni lo scambieranno per amore del prossimo, ma in realtà come già avviene in molti paesi più sfortunati è quella virtù chiamata necessità. Speriamo che sia la volta buona che i governi sempre più nelle mani della finanza, vengano sostituiti da cittadini con deleghe specifiche da assumere nei vari campi della società. Che ognuno si responsabilizzi nel dare il proprio contributo alla comunità dove vive. Allineando la dicotomia che solo la propria vita e quella dei nostri famigliari abbia priorità, seppure sia un sacrosanto principio. Solo con l’unione di tutti possiamo fare fronte alle minacce (che non sono poche) incombenti del futuro.

 

L'origine dei debiti 07/02
Sulle spese irresponsabili dei governi che secondo alcuni sono la causa principale del sovra indebitamento attuale di paesi come la Grecia e il Portogallo, l'Irlanda, la Spagna e L'Italia, molte voci ugualmente autorevoli non la pensano del tutto così. La voragine dei debiti accumulati negli ultimi anni, o addirittura decenni, è da attribuire al mondo della grande finanza? A tutte le alchimie che hanno portato diverse banche internazionali in situazioni fallimentari con salvataggi tramite dei soldi pubblici, cosa pensare? Mi sono sforzato negli ultimi tempi di comprendere meglio ciò che giornalmente i notiziari martellano in modo asfissiante, confondendo o annoiando sempre più in non addetti ai lavori. Venendo poi in contatto con tutta la terminologia e gerghi del settore, scopro la mia ignoranza in materia. Da semplice (termine deprimente) cittadino, mi chiedo che responsabilità abbiano le banche nei tre paesi sopra elencati, quando non mi risulta abbiano partecipato ai giochi spesso incomprensibili della finanza. Dai derivati, subprime, indici NASDAQ o Dax. Chi è in grado di spiegare un Hedge Fund? Una definizione appropriata di Hedge Fund trovata nel web potrebbe essere:

"Qualsiasi disponibilità di denaro che non sia un convenzionale fondo d'investimento"; in altri termini qualsiasi fondo che utilizzi un piano o una serie di strategie diverse dal semplice acquisto di obbligazioni, azioni (fondi comuni d'investimento a capitale variabile - mutual funds) e titoli di credito (money market funds) e il cui scopo è il raggiungimento di un rendimento assoluto e non in relazione ad un benchmark. Spiegazioni comprensibili vere, soprattutto per chi come me che si occupa di tutt'altro nella vita. Per chi invece mastica o ci mangia di questi termini e mondo, un pensiero e sorriso ironico leggendo queste righe sono inevitabili e non me ne risento. Seguendo il discorso sulla responsabilità dei governi maggiormente pericolanti le banche Greche erano troppo piccole perché abbiano un ruolo di primo piano, e gli stessi dicasi di quelle portoghesi. Le banche italiane (meno male) non molto attive nello scenario internazionale, non hanno avuto bisogno di massicci sostegni e infusioni dallo stato, come altri paesi dai parametri a tripla A che ora fanno la voce grossa con i paesi pericolanti e a rischio di default. Ho capito questo termine leggendo questa semplice spiegazione. Default significa fallimento. E' un eufemismo aiutato dall'inglese e dalla brevità che favorisce i titoli dei giornali. Mentre per il fallimento privato il diritto commerciale detta regole precise, per gli Stati le definizioni e le regole le dettano i mercati e la comunità internazionale. E tutto è più incerto. Il sopra citato default è accertato e definito dalla società di rating, le famose tre sorelle del rating, Moody's, Standard and Poor's e Fitch, che interpretano il default in modo piuttosto ampio. Anni fa nel caso dell'Argentina, lo Stato un giorno decise di non pagare più cedole e non procedere ai rimborsi. Dopo qualche tempo i vecchi titoli furono scambiati con una perdita del 75 per cento. Purtroppo l'era della finanza globale ci si espone a questi rischi e dovremo familiarizzare con la parola “default”. Il debito privato si è trasformato in debito pubblico dopo la crisi Usa dei subprime, la finanza derivata amplifica i rischi. Non è bello a dirsi, ma se qualcuno cercava una chiave per descrivere i nostri anni, l'ha trovata: è l'era del default.

E i primi 100 giorni di Mario Monti difensore del libero mercato come decifrarli?

Ho letto su un autorevole giornale: 43 milioni di euro tagliati nelle spese della Presidenza del Consiglio, otto decreti legge,due disegni di legge e otto ddl di ratifica, sette decreti legislativi varati. Il Governo Monti è stato nominato indirettamente dallo spread diciamocelo, non dagli italiani e reso possibile da una legge elettorale incostituzionale. I partiti sono sullo sfondo, pura tappezzeria. Le elezioni non si possono tenere per evitare un default quasi certo. Io vorrei che fosse rispettata la volontà popolare, che essa si esprima per l'abbandono del nucleare, per l'acqua pubblica o per evitare l'inutile distruzione della val di Susa o opere inutili come l'Expo di Milano. Sarebbe equo per usare una parola di moda, di dare subito degli esempi sul taglio di costi inutili prima di qualunque tassa sulla prima casa, della patrimoniale o dell'aumento dell'Iva. Il popolo italiano ha le tasse più alte d'Europa e, allo stesso tempo, un'enorme evasione. Significa che pagano sempre gli stessi, è probabile che solo su di loro graverà il cosiddetto "risanamento". La fortuna e il consenso politico di Monti, è da attribuire alla successione di un governo sciagurato. Sciagurato come il suo ex premier ma di questo credo gli italiani, o perlomeno chi non partecipava al banchetto dei previlegi, ne sia felice. Sarebbe ancora più credibile se l'onorevole e primo ministro Monti (a tempo di record) si spogliasse dalle sue relazioni con il mondo che l’ha nominato e si rivolgesse direttamente agli italiani.

Dopo questo monologo già letto in tutte le salse dai vari grillini e opinionisti di parte vorrei rilevare un ultimo aspetto spesso ignorato. Qual è l'origine dei debiti accumulati da noi cittadini? Riusciamo a gestire attentamente le nostre finanze?

Quanti giovani, volenterosi, che hanno finito di studiare più o meno nei tempi giusti, ma nonostante master, stage, corsi di formazione non hanno ancora un lavoro che li permetta di mantenersi? Parlo di una generazione che non arriva a mille euro al mese e che vivono con il sostegno dei propri genitori. Che dire poi dei pensionati sempre più numerosi che a malapena riescono a nutrirsi e pagare i medicinali. Eppure nonostante i soliti discorsi in gran parte veri, vi sono molti luoghi comuni che sarebbero da sfatare. Non potendo pagare sempre tutte le tasse, rilasciare sempre ogni scontrino e cercare in ogni modo seguendo l'esempio dall'alto quella forma di furbizia, che da poca buona coscienza ma quella sopravvivenza che sarebbe seriamente in dubbio. Non si può cadere in povertà per onestà pensa l'uomo comune. Se poi vogliamo farne un fascio d’italianità disonesta a ogni livello sociale, dovremmo ampliare il discorso a tutte quelle situazioni e paesi in cui le ingiustizie sociali prevalgono. L’ossessivo mantra della crescita imposta dai governi servili dell'economia, ci impone secondo questo modello di pensare, minimamente di vivere seguendo un modello più austero. Anzi, questo modello di crescita d’ogni costo rispecchia ormai il nostro modo di pensare e vivere. L'origine dei debiti siamo noi stessi che viviamo sopra le nostre possibilità e non capendoci niente di economia e finanze e tantomeno di politica, giustifichiamo la nostra sfegatata fame per il lusso, incolpando al Berlusconi di turno. L'unica soluzione sarebbe la rinuncia forzata a questo stile di vita che sembra l'unico possibile. Sarebbero auspicabile, più responsabilità e onestà individuale e senso collettivo oltre alla solidarietà verso l'ambiente e il prossimo. Tutto ciò richiederebbe una terza rivoluzione industriale tanta ben descritta dall'economista Jeremy Rifkin nel suo meraviglioso libro che consiglio vivamente di leggere. L'autore di numerosi volumi che trattano dell'impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia, lavoro, società e ambiente. Il debito in fondo è solo una conseguenza di questa epoca che sembra avviata a un lento ma inesorabile tramonto. Nel suo libro l'economista Rifkin spiega che se avverrà un cambio ciò sarà in ogni settore della società, ma soprattutto coinvolgerà ognuno di noi.

 

Il tempo del non tempo 30/01
Cinquemila anni fa un popolo culturalmente già avanzato come la civiltà Maya si sviluppò in una delle più brillanti e potenti culture del Mesomerica. La sua civilizzazione si prorogò per un periodo di oltre tremila anni. I Maya profondi conoscitori dell'astronomia avevano addirittura previsto dell’arrivo dei conquistatori spagnoli, avvenimento che si riflette nelle loro profezie come l’inizio di un’era di oscurità che durerà circa 500 anni. Per questo motivo, vari decenni prima della conquista cominciarono a prepararsi per preservare la loro sorprendente cultura. Tra le numerose attività il monitoraggio dei cicli del tempo, con le loro conseguenze sul piano dell’esistenza é una caratteristica essenziale della civiltà Maya. Quando le autorità del popolo furono uccise dai coloni spagnoli, la gestione del calendario passò nelle mani della gente comune che cominciò a omettere aspetti indispensabili per l’esattezza delle loro previsioni. L’importante calendario iniziò quindi a distorsionarsi durante questo periodo, che ebbe inizio nei vari villaggi in periodi differenti, in funzione dei progressi della conquista. Quest’avvenimento confuse incredibilmente investigatori, archeologi e antropologi che cercavano di dare un’interpretazione coerente dei calendari. Secondo i calendari e le profezie Maya, conservati nel profondo della giungla, dal 1987, avvicinandosi la fine dell’era dell’oscurità, arrivò il momento di cominciare a portare alla luce la conoscenza della civiltà Maya e della sua cultura per condividerla con il resto dell’umanità. Da allora é iniziata un’epoca di profondi cambiamenti dovuti al completamento di alcuni grandi cicli di tempo, corrispondenti ai diversi calendari Maya. Quest’epoca raggiungerà il proprio punto focale il 21 dicembre 2012, momento in cui un ciclo di 5125 anni solari terminerà. Questo é uno dei motivi per cui abbiamo sempre più accesso alla vera conoscenza, così ben conservata della civiltà Maya.

Stiamo vivendo il tempo del “non tempo”. La maggior parte dei codici Maya furono bruciati migliaia dai conquistatori spagnoli e precisamente da sacerdoti cristiani, che vedevano il demonio in ogni interpretazione cosmologica diversa dalla loro. I pochi codici Maya che sono stati ritrovati testimoniano la grande profondità e l’ampiezza delle loro conoscenze: in astronomia, per citare una cifra, calcolarono l’anno solare con grande precisione: Durante l’anno 2500 AC, lo calcolarono in 365,24249 giorni. Nell ‘anno 1000 DC fu stimato in 365.2421954 giorni. Attualmente, la NASA lo stima in 365.242128 giorni. La NASA utilizza un orologio atomico mentre i Maya avevano a disposizione solo i loro codici. Tutto questo sta a indicare non solo le loro conoscenze astronomiche, ma anche i loro profondi progressi nel campo della matematica. Primeggiavano anche in altri campi come la medicina e l’agricoltura. Molto sbalorditivo considerando i loro tempi. I Maya hanno lasciato svariati messaggi scolpiti nella pietra. Questi messaggi contengono le sette profezie Maya. L’ultima delle sette profezie Maya, è quella che più mi colpito. Essa ricorda che sarà solo la nostra trasformazione interna a condurci verso nuovi significati e verso una diversa realtà di pace e armonia. Questa profezia descrive la formazione di un governo mondiale costituito dagli esseri più saggi del pianeta. In questa profezia è descritto il momento in cui il sistema solare, durante il suo giro ciclico, uscirà dalla notte per entrare nell’atteso mattino galattico.

Da un sito che tratta l'argomento, cito: Sulla Coscienza universale

Durante i tredici anni che vanno dal 1999 al 2012 la luce emessa dal centro della galassia, sincronizzerà tutti gli esseri viventi permettendogli di accedere volontariamente a una trasformazione interna che produrrà nuove realtà; tutti gli esseri umani avranno l’opportunità di cambiare e rompere le proprie limitazioni ricevendo un nuovo senso costituito dalla comunicazione attraverso il pensiero. Tutti gli uomini che incontreranno volontariamente il proprio stato di pace interiore, elevando la propria energia vitale e trasportando la propria frequenza di vibrazione interiore dalla paura verso l’amore, potranno captare ed esprimersi attraverso il pensiero e così sboccerà questo nuovo e incredibile senso. L’energia del raggio trasmesso dal centro della galassia attiverà il codice genetico di origine divina in tutti quegli uomini che saranno in una frequenza di vibrazione alta, questo senso amplierà la convivenza tra tutti gli uomini, generando una nuova realtà individuale, collettiva e universale, una delle trasformazioni più grandi avverrà a livello planetario, poiché tutti gli uomini, connessi tra di loro come se fossero uno solo, stimoleranno la nascita di un nuovo essere nell’ordine genetico, la reintegrazione delle coscienze individuali di milioni di esseri umani sveglierà una nuova coscienza tramite la quale tutti comprenderanno di essere parte di un unico organismo immenso. La nuova era non avrà più bisogno dell’apprendimento del contrasto inverso prodotto da malattie e sofferenza che caratterizzò migliaia di anni di storia.

L’uomo vivrà la primavera galattica e lo sbocciare di una nuova realtà basata sull’integrazione con il pianeta e tutti gli esseri umani, per comprendere che siamo parte di un unico organismo immenso che potremmo chiamare Dio o come più vi aggrada, si collegheranno con la terra, gli uni con gli altri, con il nostro sole e con la galassia intera. Secondo quanto profetizza l’ultima delle sette profezie Maya, tutti gli uomini comprenderanno che il regno minerale, vegetale, animale e tutta la materia sparsa per l’universo, su tutte le scale, dall’atomo alla galassia sono esseri vivi con una coscienza evolutiva. A partire dal Sabato 22 Dicembre dell’anno 2012 tutte le relazioni saranno basate sulla tolleranza e sulla flessibilità, poiché l’uomo sentirà finalmente gli altri come parte di se stesso. Fine della citazione.

In modo simile il film campione d’incassi "Avatar" ha proposto un discorso a dir poco identico. Dalla mia esperienza sul campo delle profezie pari allo zero, posso argomentare dicendo che ogni affermazione o teoria è valida per coloro che la sentiranno propria, o come prevedo, sarà manipolata per scopi commerciali facendo essere la data prefissa dal calendario Maya come la fine del mondo. Ben venga una fine del nostro mondo. Non certo la fine del pianeta che possiede molte più risorse dei nostri piccoli propositi di grandezza e di arrogante apparente supremazia. Sono curioso di vedere nei prossimi mesi, se coloro che reclamizzeranno l'evento dell'anno per i loro scopi lucrativi, racconteranno tutti i contenuti di saggezza in particolar modo "sulla Coscienza Universale". Ne dubito dal profondo delle mie convinzioni. Si parlerà di profezie catastrofiche e si proporrà tramite il web dei kit di sopravvivenza. Molti si convertiranno a vecchie o nuove religioni o comunque affideranno ai dogmi più impensabili i loro destini. L'ignoranza avrà il sopravento e come già accade oggi gli unici beneficiari saranno coloro che ci venderanno il prodotto sui Maya e la fine del modo imminente. Il tempo del non tempo è secondo il mio parere la morte dello spirito e tutto ciò che resta, non è che tortura, vuoto, paura e schiavitù. La Fine del nostro tempo non è in pericolo ma ciò che ci distingue lo è. Il vuoto interiore di ognuno crescerà sempre più, ma sembra che nessuno se ne occupi. Nel frattempo i Padroni della Terra, imperturbabili, considerano nuove "speculazioni finanziarie”.

I Maya elaborarono un terzo calendario. "il lungo computo". Esso si riferisce a un ciclo di giorni calcolato dalla creazione o inizio della nostra epoca. Anche il lungo "computo" quindi ha una fine. I Maya calcolarono che l'era attuale sarebbe finita dopo tredici cicli da 144000 giorni cioè il 21 dicembre 2012. Assisteremo al ritorno dei Maya galattici? Avranno essi la capacità di viaggiare nel tempo? Una nuova razza che abiterà il nostro pianeta? Il materiale per nuovi prodotti in forma di film, libri e trasmissioni non mancherà sicuramente.

 

Assuefazione tecnologica 02/01
In seguito ad una prolungata assimilazione lentamente acquisita, dopo anni di un lento ma inesorabile adattamento alle nostre vite, la tecnologia fa parte ormai della nostra vita (senza esagerare) come l'aria che respiriamo. Senza volere elencare le numerose attività e abitudini cambiate, mi soffermo sull'aspetto sociale facendo le seguenti considerazioni. Non corrisponde a verità affermare che ci andremo sempre più impigrendo, che aumenteranno sì gli amici in facebook o in altri social network, ma che le vere amicizie rimarranno comunque. È oltremodo falso che svolgiamo sempre meno attività sportive per colpa dei sempre più numerosi macchinari da casa per ogni tipo di esercizio fisico. Dalla pubblicità martellante si sente slogan del tipo: potenziamento, mantenimento, riabilitazione, perdita di peso ecc. Grazie ad'ogni tipo di servizio e prodotto il nostro fisico sarà sempre giovane e in forma anche in età avanzata. I piaceri non finiscono qui. Nessuno più si sentirà annoiato nel tempo libero. Vi sono prodotti multimediali per ogni gusto. Giochi di avventura e sport o per i più forti di nervi (spesso minorenni) quelli violenti. Manhunt che alcune console hanno censurato parla di criminali che si uccidono nei modi più violenti tra gole sgozzate e pezzi di budella. Quale console o media scegliere per trovare i giochi adatti? C'è l'imbarazzo della scelta. Uno dei giochi più carini e amati dai bimbi è Doom 3. Parla di un uomo su Marte che combatte alieni e persone trasformate in morti viventi.

Durante il gioco l'abile giocatore dovrà sbudellare molti zombie riducendoli a pezzi. Chi già possiede intere collezioni di giochi e se ne intende anche ti dirà, che se non lo lasci giocare (a tuo figlio) è probabile che sfoghi tutta la sua rabbia che avrebbe lasciato nei videogiochi nella vita reale è questo è peggiore. Vi sono poi gli smartphone sempre più in espansione, tanto che tra qualche generazione (l'ho visto in un film) con una piccola operazione sarà possibile trapiantarlo nella mano (sempre più in disuso) ed'essere così sempre in rete. Un amico di mio figlio in visita da noi dopo alcune ore chiedeva implorandomi di accedere a facebook, per leggere e informare il suo gruppo di amici virtuali. Avendo bloccato l'accesso a questo servizio per i miei figli, il bambino era abbastanza sconcertato e parlando con lui mi disse che se non risponde immediatamente ad'ogni ora possibile, i sui amichetti lo deridono e addirittura lo cancellano dalla lista degli amici di facebook. Un'altro male diffuso già in età giovane è il mal di schiena, provocato spesso dallo scarso movimento fisico. Per i più giovani la causa sarebbero le troppe ore passate davanti ad'uno schermo. PC, console per giochi o TV oltre all'inseparabile smartphone sono compagni inseparabili e fanno parte del kit di sopravivenza dei giovani e meno. Noi adulti se abbiamo la sfortuna di un lavoro sedentario limitiamo il nostro moto dalla porta di casa all'ascensore, al garage e l'altro ascensore dell'ufficio. Ovviamente le palestre del fitness spopolano sempre più, e tramite dei macchinari sempre più sofisticati calmiamo le nostre coscienze dai sensi di colpa per trascurare tanto i bisogni primari. La digitalizzazione societaria è contrariamente alla natura che di digitale non ha niente, molto più estesa di questi miei modesti esempi. Il tutto è avvenuto nel giro di una generazione e solo adesso alcune coscienze meno superficiali reclamano questo stato precario di perdita di tanti valori conquistati da centinaia di generazioni del passato. Oggi, cogliamo i frutti di questa corsa alla creazione dei sogni effimeri. Ci si sente "amati" quanto più riceviamo cose materiali. Eppure, più ne riceviamo, più ci sentiamo incredibilmente poveri. Affamati di qualcosa che non riusciamo nemmeno più a cogliere. In fondo basta un click per illuderci che tutto va bene.

 



 

   
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Last modified April 28, 2014